15 Lug 2017

BY: Paola Danieli

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Ci sono relazioni che, anziché vitalizzare, mortificano.

Eppure, talvolta, invece di chiudersi definitivamente lasciano uno strascico molesto e disturbante, che viene alimentato da una fiammella di comunicazione continua e ininterrotta con cellulare o social network. Ci si trova invischiati in una NON-relazione che non da nulla, toglie e basta.

La strategia per allontanarsi da una storia distruttiva, che fa male, che offende, è banale: darsela a gambe, stare alla larga da chi ci manipola anche emotivamente e sa far leva sui nostri punti deboli, ad esempio il grande bisogno di compiacere il prossimo, senza mai imporsi. Quanto conta per noi che gli altri ci restituiscano un’immagine accogliente e rassicurante, quanto siamo in grado di garantirci in autonomia stabilità e sicurezza e quanto invece le mendichiamo presso gli altri?

Se i comportamenti per vivere più serenamente, non vederlo, non frequentarlo, non rispondere al telefono, alle provocazioni, ai messaggi, possono apparire semplici, talvolta non è così, perché ci sono figli in comune o un comune luogo di lavoro, in questo caso la relazione va mantenuta per le cose strettamente necessarie.

Dietro i comportamenti, poi, ci sono le emozioni e le paure, e quando la solitudine attanaglia le dita rispondono ai messaggi e gli occhi cercano le risposte. Si lascia un pò la porta aperta, si risponde  alle conversazioni, alle chiamate, nell’illusione che la situazione possa cambiare, o che lui possa cambiare, o perlomeno che lui possa diventare più rispettoso o ragionevole. E’ questo il punto in cui non ci si rende conto che il proprio comportamento condiziona quello di lui.

E’ dura stare distanti, ma è altrettanto dura stare vicini, perciò meglio soffrire per se stessi che soffrire per altri.

E’ più risolutivo affrontare un periodo di stress e lutto, che uno stillicidio continuo e senza fine, che si mangia gli anni della vita e le possibilità.

Esistono dei comportamenti specifici legati al disincentivare uno stalker o una persona particolarmente molesta e insistente. Quando un comportamento è rinforzato, cioè premiato, probabilmente sarà riproposto; se un comportamento viene premiato solo una volta ogni tanto (rinforzo intermittente), l’apprendimento è ancora maggiore e il comportamento verrà conservato a lungo. Se una persona risponde al suo molestatore, gli atteggiamenti molesti difficilmente termineranno e questo accade anche se la vittima risponde solo saltuariamente. Il rinforzo intermittente (rispondere una volta ogni tanto), infatti, ha un potere di gran lunga superiore a quello del rinforzo continuo: mantiene il comportamento nel tempo.

Questo è molto importante perché le vittime di molestie e stalking si sentono in una posizione di totale passività; l’assenza di una loro risposta o reazione, in realtà, le renderebbe nuovamente potenti e attive e contribuirebbe a migliorare la situazione.

Che fare quindi di fronte ad una persona che molesta o insiste e non ha nessuna intenzione di smettere?

Innanzitutto leggere con obiettività il proprio agire: il comportamento della vittima condiziona molto la risposta del molestatore.

Perciò:

1) decidere di non sopportare: tutelarsi è possibile e migliora l’autostima;

2) non rispondere MAI ai comportamenti molesti: una risposta, anche saltuaria rinforzerebbe il comportamento nel tempo;

3) rinunciare ad un atteggiamento educativo nei confronti del molestatore: gli spiego cosa mi da fastidio, così lo miglioro;

4) rinunciare alla propria onnipotenza: il mio amore lo cambierà;

5) tenere un linguaggio chiaro e una comunicazione non ambigua;

6) chiedere aiuto

1 commento

  • Scarlett

    Uscire da una storia distruttiva richiede coraggio, volontà, amor proprio; richiede un’enorme fatica e necessita di tanto sostegno umano ed affettivo.
    Uscire da una storia nella quale è accaduto di tutto, nella quale ti sei sentita tu colpevole di non aver capito, compreso, prevenuto, contenuto per tutto il male che ti veniva inferto, ribalta i pianeti. I tuoi pianeti. Ti fa sentire sola.
    Ti allontana da tutti. Non puoi parlare più. Lui ha già isolata e quando te ne accorgi è troppo tardi… Quando te ne accorgi la tua vita è così tanto nella merda che non puoi avere tempo anche per spiegare e raccontare. IL tuo imperativo è, ormai, solo proteggere e proteggerti; metterti al sicuro.
    Uscire da una storia per salvarsi ma sentire che il tuo carnefice non te lo permetterà; sentire ancora, anche ora che è fuori casa, il suo respiro bramoso e maligno sull’uscio, la sua violenza crescente, averne terrore ma non poterlo mostrare. “Se mi vedesse spaventata o incazzata sarebbe peggio; se percepisse che potrei davvero chiedere aiuto potrebbe essere la fine; se sapesse che so cosa ha fatto, fino a che punto è arrivato, ne sono certa, noi non vedremmo il sole domani.” Aver paura e doversi mostrare salda. Barcollare, tremare e doversi mostrare serena. Anche con lui. Sopratutto con lui. Dover pesare le parole con cui rispondere ad ogni messaggio. Avere l’incubo che capisca che non ne puoi proprio più, che sei davvero terrorizzata, che sappia che sai chi è veramente. Dover essere quasi gentile col tuo carnefice pregando che si stanchi, che la smetta presto, che trovi qualcun’altra da torturare o “amare” a suo modo. Sentire il dovere salvifico di non farlo arrabbiare oltre perché ormai lo sai, ormai lo hai visto chiaro, ormai non lo giustifichi più, ormai sai che non è mai stata colpa tua; sai bene fino a cosa può portare la sua rabbia. Temere per la tua vita e per quella delle tue figlie. E sapere solo di dover continuare ad essere salda, risoluta e addirittura gentile col tuo aguzzino. Non dirgli mai che ha sbagliato, non dirgli mai che per ogni schiaffo, ogni insulto, ogni minaccia, ogni spintone ti ha persa un pò per volta. Non dirgli mai che “quel” giorno in cui ti ha picchiato anche da inferma nel corpo e nell’anima, quel giorno in cui ti ha scaraventata senza che potessi neanche capire e difenderti è stato davvero “il momento”; quello in cui, dopo anni di giustificazioni, hai visto e capito davvero chi fosse. Hai visto tutto. Non dirgli mai che ti terrorizza anche solo una sua telefonata; sii gentile, rassicuralo, sii risoluta e gentile; non alimentare, in alcun modo la sua ira, la sua violenza. Digli che è finita perchè è così che doveva andare, digli che lui non ha più colpe di te; digli che ti dispiace; raccontagli che ti sei persa tu, Prega e spera davvero che si rassegni alla fine, che si stanchi di darti il tormento. Prega di diventare ex ai suoi occhi e niente altro. Prenditi pure sulle spalle gli insulti, le infamie, le invenzioni, le minacce; prenditi tutto in silenzio. La chiuderà anche lui quella porta, prima o poi.
    USCIRE DALL’INFERNO E’ ANCORA INFERNO STESSO; PUOI SOLO PREGARE E SPERARE SI DIMENTICHI, VIA VIA, DI TE, DI NOI…

    Luglio 6, 2019 | Reply

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