Come riconoscere una relazione maltrattante

Posted by on lug 4, 2014 in News | 9 comments

Come riconoscere una relazione maltrattante

Quasi ogni giorno, purtroppo, la cronaca ci informa sui casi più gravi di femminicidio e di violenza sulle donne. Dietro i fatti clamorosi ce ne sono migliaia di subdoli e meno rumorosi, ma sicuramente dolorosi e potenzialmente pericolosi.

Come mai, malgrado lo stillicidio quotidiano tutte noi non ci ribelliamo e non ci allontaniamo da situazioni che di amore non sono?

Come mai quando accade una strage familiare puntualmente il vicino di casa dichiara che l’omicida era un buon padre di famiglia e che il suo comportamento era normale?

Le stragi esplodono improvvisamente?

E’ davvero possibile che all’improvviso un uomo ammazzi la moglie o stermini la sua famiglia?

Per affrontare seriamente il fenomeno e per dare strumenti di lettura e di prevenzione alle donne è necessario metterle in guardia rispetto al fatto che generalmente sono loro stesse a ignorare i segnali predittivi della violenza perché la sottovalutano, non sono in grado di riconoscerla e la vivono come un fenomeno lontano.

Riconoscere la violenza ha una doppia valenza, che ha a che fare sia con il distinguere i gesti di amore e affetto da quelli violenti, sia il riconoscere a sé stesse di essere incappate in una relazione violenta.

A volte le donne muoiono senza mai aver confessato il loro dramma.

Quasi mai la violenza esplode improvvisamente, ma si manifesta in maniera progressiva a partire dalle prime fasi della relazione affettiva. Il problema è che alcune situazioni, nel momento in cui si manifestano non vengono lette come strane e poco compatibili con l’amore autentico, ma vengono confuse come vere e proprie“prove d’amore”. Più il bisogno di amore è elevato, tanto è più facile travisare quanto succede e leggere come affetto travolgente situazioni di controllo, abuso di potere e di condizionamento negativo. La presa di coscienza avviene spesso solo a posteriori, compiendo anche una rilettura a ritroso della propria storia sentimentale.

Quello che segue è un vero e proprio elenco di situazioni a rischio che si possono presentare all’inizio di una storia d’amore e che ci danno dei segnali di pericolo:

 

  • Il desiderio da parte di lui di coinvolgersi velocemente nella relazione, facendo richieste improprie per l’”età” di quella relazione (convivenza, matrimonio, figli);
  • L’esagerata e irragionevole gelosia: lui non riesce a tollerare che lei possa avere relazioni di qualsiasi genere, sia con uomini che con donne e mal tollera che possa frequentare ambienti nei quali lui non è coinvolto;
  • Rifiuto di rompere la relazione malgrado non funzioni: non vuole essere lasciato e propone continui “nuovi tentativi” e “lune di miele”;
  • Non vuole essere lasciato solo: lui ama talmente tanto da non riuscire a stare lontano da lei;
  • Telefonate continue e bisogno di controllo: lui ama così tanto da aver bisogno di sentire spesso la voce di lei;
  • Richiesta di una relazione esclusiva: lui non vuole che lei frequenti parenti e amici, la vuole tutta per sé e sarebbe questo segno di un grande amore;
  • Passione per le armi o necessità di averle in casa;
  • Rompere oggetti nei momenti d’ira;
  • Minacciare di suicidio se lasciati. Questa condizione paralizza le donne e le rende inattive per anni;
  • Insultare pubblicamente la propria compagna;
  • Parlare male della famiglia di lei;
  • Usare toni intimidatori per imporre la sua volontà;
  • Alzare le mani: neppure una sberla dovrebbe essere tollerata!

 

Non mi stancherò mai di dire che la violenza va nominata, vanno citate cioè le banali situazioni di violenza perché le donne siano in grado di riconoscerla anche se in una condizione di dipendenza e confusione.

Le relazioni che nascono già all’insegna della violenza e del controllo hanno poche speranze di cambiare.

 

9 Comments

  1. avere una passione per le armi (perchè si esclude a priori che una donna possa averla?) non è segnale di maschilismo nè chi ha una passione per le armi deve essere per forza un maltrattante verso la compagna o un geloso ossessivo-patologico

    • Chi possiede armi può amare molto la loro capacità intimidatoria e il senso di potere che generano e perciò può essere tentato ad usarle: diffidate, quindi, di lui o di lei e capite di che persona si tratta prima di correre rischi.
      Credo che la questione di genere per quanto riguarda i maltrattamenti, poi, sia fuori discussione: i numeri che vengono diffusi ci dicono che nella stragrande maggiorana dei casi sono gli uomini ad uccidere le donne…

    • Salve, mi interesso a livello precauzionale di psicologia e di investigazioni, al solo scopo di imparare a conoscermi e per conoscere i miei interlocutori, poichè essendo orfana di padre, con un padre con fragile personalità e malattie mentali, ho avuto esperienze deleterie crescendo ricevendo spessissimo molestie, abusi verbali sessuali e avendo avuto bisogno di una terapia ancora in corso per riuscire a ritrovare Luce e pace in me stessa, esausta per le orribili esperienze di vita con incontri con uomini senza onore che hanno sempre cercato di usarmi per piacere trovandomi in stato di bisogno, emotivo e non solo. Mi è capitato di notare che alcuni di loro possedevano armi, anche in virtù di loro carriera militare, e che nel momento in cui hanno capito che non mi chino per nesssuno e con nessuno, inviperiti, hanno mostrato le loro armi, a scopo non intimidatorio, cioè di rischi concreto che avrebbero messo in atto azioni criminali, ma solo per inibirmi psicologicamente. Lo trovo estremamente infantile, vile, villano, osceno e da mettere all’attenzione dei professionisti della salute pubblica. Se le donne si svegliano insieme ed iniziano a non accettare mai più questi sfoghi maldestri, senza divenire acide o mascoline, io sono con loro. La dignità della donna va difesa prima che ci tocchi di piangere il morto.

      • Approvo in pieno…e poi di solito sono gli uomini a giudicarci mascoline e acide quando ci arrabbiamo.
        Attenzione a non guardarci con i loro stessi occhi.

  2. I sintomi dell’amore molesto nell’articolo elencati presuppongono una lucidità e una oggettività che la donna vittima di violenze – di qualsiasi natura e a qualsiasi stadio vengano perpetrate – solitamente non possiede. Come dice lei stessa, la maggior parte di questi gesti viene interpretato come un gesto d’amore estremo (e in quanto estremo, “più forte”, più intenso, come se ci fossero dei gradi nell’amore come su un termometro) e raramente si ha la serenità sufficiente per analizzare le motivazioni che portano a legarsi – con catene pesanti – a uomini abusanti.
    Mi spaventa anche la responsabilità sbilanciata che viene addossata alle donne/vittime, che devono riconoscere i fenomeni della violenza e di conseguenza prevenirla, mentre all’uomo potenzialmente violento non viene data un’educazione sentimentali che lo porti a non sfociare nella violenza e nel delitto.
    Per quanto sia senz’altro utile fornire gli strumenti per interpretare correttamente una situazione nociva e potenzialmente letale (come il piacere, il senso del pericolo è la fondamentale bussola della nostra esistenza, che ci aiuta a evitare di farci del male), questo elenco secondo me manca di praticità nel suo essere fin troppo pratico. Una donna coinvolta in una relazione abusante ha bisogno di un altro approccio nei confronti dei sintomi della violenza. L’elenco di cui sopra può essere facilmente smontato e giustificato accoratamente, punto per punto, da una donna che subisce violenza, e quindi purtroppo invalidato ai suoi occhi, che rimangono tristemente, ferocemente inconsapevoli.

    • Cara Erica, sono d’accordo con lei che un elenco non serve a scardinare un fenomeno radicato e costante come quello della violenza sulle donne.
      Sarebbe necessario rovesciare ordini simbolici consolidati e strutturali della nostra società, sarebbe importante lavorare nelle scuole, lavorare su temi come le relazioni tra generi e la reciprocità relazionale tra bambini e bambine,ragazzi e ragazze,uomini e donne.
      Nella mia esperienza, però, mi è capitato che il semplice nominare fatti e situazioni di violenza e di abuso rappresentasse un primissimo principio di coscienza di sè. Le donne attraverso lo sguardo delle altre donne, possono arrivare a chiedersi, confrontandosi con un diverso punto di vista, come mai interpretano come un grande amore un gesto o una situazione che altre leggono come violenza, portandole a riflettere sul proprio essere così bisognose di amore e su quanto questa situazione le renda vulnerabili.
      Non voglio credere che nulla si possa cambiare, voglio credere che sia meglio provarci con tutti i mezzi, con la formazione nelle scuole, con le associazioni di volontariato, con i centri antiviolenza e anche con un blog su internet che può certamente contribuire solo in maniera modesta ad arginare il fenomeno. Se ognuna di noi ci mette quello che può e se integriamo i mezzi e gli strumenti possiamo fare moltissimo.

      • Salve ,secondo lei un uomo che picchia la propria fidanzata all’inizio della relazione, e poi non lo fa davvero più ( son passati alcuni anni)è comunque sempre a rischio?Sarebbe meglio chiudere ? Grazie mille

        • Tutte le persone possono cambiare, basta che lo desiderino e perseguano il cambiamento, anche il suo fidanzato quindi. Ma come mai, se lui è DAVVERO cambiato, a distanza di anni lei si sta chiedendo se chiudere o rimanere con lui? A volte la violenza viene agita solo una volta e, negli anni successivi, è sufficiente rievocare quel momento con una minaccia, un tono di voce, uno sguardo, che fanno tornare tutto come tanto tempo prima.
          La maggior esperta del suo fidanzato è lei, è in grado di ascoltare quello che sente?

  3. Tutto vero. Vorrei mettere in evidenza, però, una realtà che spesso sfugge inconsapevolmente agli stessi “tecnici” della materia: e cioè che mentre la vera violenza molto difficilmente viene allo scoperto, se non quando è troppo tardi e si esplicita al suo culmine con esiti travolgenti, molti casi di “semplici” difficoltà relazionali, diciamo “denunciati”, o comunque resi noti dalle persone coinvolte che i qualche modo cercano aiuto, vengono in realtà scambiati, volutamente o meno, per casi di violenza dagli operatori stessi che, per la maggior parte forse per eccesso di zelo (e nel dubbio per non correre rischi), alcuni anche per “conservare” il cliente (in tempo di crisi, alcuni centri per sopravvivere fanno anche questo) ingigantiscono certi dettagli spacciandoli per sintomi di maltrattamento. Questo è altrettanto grave e pericoloso che la sottovalutazione.

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