Vivevo nel terrore: mio padre maltrattava mia madre

Posted by on ott 25, 2014 in News | 0 comments

Vivevo nel terrore: mio padre maltrattava mia madre

Con l’espressione “violenza assistita” si indicano atti di violenza fisica, psicologica, sessuale ed economica, a cui il bambino assiste. La vittima dei maltrattamenti è spesso la madre e il maltrattante il padre o il nuovo compagno della madre. Il teatro dei maltrattamenti è la casa.

I bambini non rappresentano dei semplici spettatori ma vere e proprie vittime, spesso invisibili, senza nessuno scudo o protezione in grado di tutelarli e subiscono nel tempo vere e proprie conseguenze traumatiche.

Purtroppo quella che vivono è un’esperienza diretta di violenza anche se non è agita direttamente su di loro, perché ne percepiscono gli effetti, attraverso la vista o il rumore delle percosse, le urla, le umiliazioni, le minacce e gli insulti e il clima che domina in casa. A volte i bambini frequentano il campo di battaglia alla fine del combattimento e vedono gli oggetti e i mobili rotti e conservano uno stato di paura e disperazione, respirando una perenne incertezza dovuta al conflitto continuo.

Si tratta di famiglie in cui nulla è prevedibile e quando la sera ci si riunisce tutto può accadere, anche se tutti, bambini compresi, fanno l’impossibile per prevenire il peggio. A volte sono “tolti” dallo sguardo del maltrattante perché possono essere loro stessi, attraverso normali comportamenti, a scatenare l’ira.

Assistere alla violenza intrafamiliare crea nei bambini una grandissima confusione su cosa sia un legame di affetto e amore e mina alla base il legame di attaccamento con i genitori, compromettendo molto spesso le future relazioni. I bambini sono privati di esperienze fondamentali di legittimazione dei propri bisogni di accudimento, protezione e sicurezza, che rappresentano necessità primarie per qualsiasi essere umano. Questi bisogni sono scarsamente soddisfatti non solo a causa delle violenze assistite, ma anche dello stato di prostrazione psicofisica in cui versa solitamente la vittima diretta delle violenze: la madre.

I bambini reagiscono in maniera molto varia alla violenza: alcuni si buttano nella mischia e intervengono attivamente nelle liti tra genitori, servendosi del loro corpo per fare da scudo alle percosse, altri rispondono con la paralisi e vivono delle vere e proprie esperienze di congelamento emotivo che può arrivare fino alla dissociazione, altri si mostrano come completamente indifferenti. Talvolta i bambini trovano in loro stessi la causa del cattivo comportamento genitoriale e si colpevolizzano per quanto accade.

Le emozioni che sperimentano sono il terrore e un enorme senso di impotenza per non poter aiutare la persona che sta direttamente subendo. Apprendono, inoltre, come normale l’uso della violenza nelle relazioni affettive e sono esposti a terribili identificazioni di genere, che confermano i peggiori stereotipi culturali, di svalutazione della figura femminile e di violenza e aggressività di quella maschile.

La violenza assistita ha conseguenze anche a lungo termine: le persone adulte che l’hanno personalmente vissuta esprimono esiti che li accompagnano per il resto della loro vita. A causa dei modelli relazionali distorti il modello paterno e materno possono essere riprodotti con l’ovvia conseguenza di rendere eterna la catena della violenza, sia nel ruolo di vittime che in quello di carnefici.

Queste persone possono presentare forti stati d’ansia, distacco e congelamento emotivo, forte senso d’impotenza e colpa unito a bassa autostima, aggressività, somatizzazioni e dipendenze patologiche, difficoltà genitoriali e di coppia.

Gli uomini e le donne che hanno visto picchiare, seviziare e umiliare la propria madre raccontano con grande senso di vergogna e impotenza la quotidianità imprevedibile e grigia che ha caratterizzato la loro infanzia e adolescenza, sentendosi segnati per sempre da queste esperienze. Nella loro parte più profonda avvertono la presenza di un filo rosso incancellabile, quel filo rosso della violenza, che segna e pervade tutto.

Quasi nessuno ha superato la vergogna e condiviso i dettagli della propria infanzia con altri esseri umani, spesso l’esperienza è sepolta anche con i fratelli, compagni di esperienze tragiche e spinose.

Spesso sono questi stessi adulti ad offrire un legame diretto tra le antiche cicatrici e le attuali sofferenze, percependo ferite che lacerano ancora e che hanno rubato la serenità.

 

Leave a Reply

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Download mp3