Le donne, l’amore ideale e la favola del principe azzurro

Posted by on set 18, 2014 in News | 0 comments

Le donne, l’amore ideale e la favola del principe azzurro

Simone De Beauvoir, autrice de “Il secondo sesso”, 1949, un saggio fondamentale che da un lato fa il punto sulle conoscenze biologiche, psicoanalitiche, storiche, antropologiche esistenti sulla donna, e dall’altro apre la strada a quella discussione radicale sulla condizione femminile che avrebbe caratterizzato i decenni successivi, analizza molto dettagliatamente l’amore ideale.

In un passaggio di questa analisi cita le parole di una paziente di Pierre Janet, specialista di malattie nervose del diciannovesimo secolo, che espresse in maniera molto chiara lo spirito di abnegazione e il desiderio di trascendenza che caratterizza la ricerca dell’amore perfetto:

 

“Per quanto posso ricordarmi, tutte le sciocchezze e tutte le buone azioni che ho commesso hanno la stessa causa, l’aspirazione ad un amore perfetto e ideale a cui possa abbandonarmi completamente, affidare tutto il mio essere ad un altro essere, Dio, uomo o donna, tanto superiore a me da non aver più bisogno di pensare a guidarmi nella vita o a vegliare su di me. Trovare qualcuno che mi ami abbastanza per preoccuparsi di farmi vivere, qualcuno a cui obbedire ciecamente, con perfetta fiducia, sicura che mi eviterebbe qualunque smarrimento e mi condurrebbe diritto, dolcemente e con tanto amore, verso la perfezione. Come invidio l’amore ideale di Maria Maddalena e di Gesù: essere la discepola ardente di un maestro adorato e di gran valore; vivere e morire per il proprio idolo, credere in lui senza alcun dubbio possibile, avere finalmente la vittoria definitiva dell’Angelo sulla bestia, rimanere nelle sue braccia così avviluppata, così piccola, così aggomitolata sotto la sua protezione e talmente sua da non esistere più.”

 

La De Beauvoir commenta che il sogno di annientamento rappresenta, in realtà, l’avido desiderio di essere e, nell’abbandonarsi completamente, la donna spera che il suo amore ideale le dia il possesso di sé stessa e del mondo che la circonda.

Spesso l’amante ideale è una persona creativa, avventurosa e anticonformista e rappresenta per le donne il veicolo attraverso il quale, finalmente, raggiungere il mondo. E’ una persona che risolve i problemi posti dalla frustrazione del desiderio e dell’indipendenza, la rabbia per il mancato riconoscimento, offrendo una via d’uscita e una figura di identificazione.

Ma come mai le donne sono così legate all’immagine dell’amore ideale e perfetto?

Come mai il desiderio di resa e abbandono totale negli stereotipi appartiene al genere femminile ed è considerato sconveniente per quello maschile?

Certamente il concetto di abbandono nell’amore appartiene ad uno dei temi maggiormente frequentati dalla letteratura per bambini, ma soprattutto per bambine. Sin da piccole si viene educate al desiderare ardentemente il vero luogo della realizzazione: il matrimonio. Certo si può studiare, lavorare, fare sport, avere amiche e amici, ma se non ti sei completata nell’amore perfetto si è sempre portatrici di quel non so che di acido e indisponente che non si confà ad un vera signorina.

E allora ecco che la vita trascorre nella ricerca dell’amore ideale e se non si trova son guai, il senso di incompletezza e di frustrazione diviene il tema che domina la vita quotidiana.

Ma esiste veramente l’amore ideale? Esiste un amore perfetto a priori al quale abbandonarsi completamente e perfettamente?

Credo sia più verosimile la possibilità di “fare l’amore”, cioè costruire una relazione di rispetto e reciprocitá in cui di ideale c’è ben poco, se non la possibilità e la libertà di scegliere chi è in grado di legittimarci e riconoscersi così come siamo, talvolta anche all’interno di conflitti in grado di costruire anziché distruggere.

 

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