L’attacco di panico: perchè il dio Pan ci possiede?

Posted by on nov 17, 2014 in News | 0 comments

L’attacco di panico: perchè il dio Pan ci possiede?

Il termine “panico” viene da Pan, dio della mitologia greca dei boschi e della natura dall’aspetto spaventoso perché mezzo uomo e mezzo caprone. Pan, solitamente riconosciuto come figlio del dio Ermes e della ninfa Driope, abita nelle foreste e ama inseguire le ninfe, emettendo urla incontrollate e provocando grande paura. Alcuni racconti lo descrivono spaventato dalle sue stesse grida, tanto è forte l’energia che riesce ad emettere.

E’ un dio con una forte connotazione istintuale e sessuale, ama sia le donne che gli uomini e se non riesce a soddisfarsi si abbandona all’onanismo: è tale la sua dedizione alla pulsionalità che in molti racconti mitologici si parla di Pan e del suo rapporto con le ninfe che cerca di possedere.

Così come il Dio, anche il panico arriva improvvisamente e in maniera apparentemente immotivata e può cambiare modo di manifestarsi, proprio come Pan. Il panico lascia una scia d’inquietudine e paura, che si mantiene sotto forma di timore e attesa continua che possa ricomparire (paura della paura). In realtà il Dio Pan non fa male a nessuno, ma è talmente imprevedibile e scatena reazioni così primitive e profonde che incontrarlo sulla propria strada non fa per niente piacere e chi l’ha sperimentato fa di tutto per non dargli una seconda possibilità.

L’attacco di panico è un fenomeno apparentemente inspiegabile e sembra cogliere all’improvviso, senza nessuna causa apparente. I sintomi con i quali si manifesta sono tremore, aumento del battito cardiaco, secchezza delle fauci, senso di soffocamento, paura di morire, impazzire o di perdere il controllo. E’ un momento circoscritto e improvviso (il panico raramente dura più di mezz’ora) di ansia acuta, intensa paura e terrore, collegato alla sensazione di un pericolo mortale e da un senso di catastrofe imminente. E’ un’esperienza di dolore irragionevole e immotivato, che si esprime attraverso il corpo e lascia un senso di spossatezza, disorientamento, sgomento, paura di essere giudicati e disperazione. La funzione cognitiva può essere compromessa e, al tempo stesso, ci si può percepire come incapaci, folli e disfunzionali, creando un mix molto difficile da digerire. Il soggetto nel corso dell’attacco vive la perdita totale di controllo, ma al tempo stesso lotta disperatamente per riconquistarlo, generando uno scontro estenuante.

A ben osservare, però, tutto quello che accade nel corso dell’attacco è illusorio: la paura di impazzire e la paura di morire non diventano realtà, ma la paura della paura inevitabilmente modifica gli atteggiamenti e le abitudini; chi sperimenta il panico da anni e ha imparato bene a conoscere il dio Pan, sa che non si muore e non si impazzisce e il controllo si perde solo momentaneamente a causa del grande spavento. Poi il panico si dissolve ma, come le ninfe dei boschi, si continua a sperimentare il timore che possa tornare in maniera inaspettata e imprevedibile.

Spesso la paura del panico costringe le prede del Dio a vivere isolate piuttosto di rischiare di doverlo affrontare nuovamente, mettendo in atto il fenomeno dell’evitamento di luoghi specifici dove potrebbero incontrarlo e relazioni con persone e situazioni sconosciute perché potrebbero essere rappresentazioni del Dio che si presenta sotto mentite spoglie.

Ma se il dio Pan rappresenta l’istinto in tutte le sue forme, dobbiamo chiederci se la sensazione di panico che si prova durante un attacco non riguarda proprio la paura, magari inconscia, di queste forze naturali che sono dentro di noi e che vogliamo tenere sotto controllo. Il tema del controllo, infatti, è sempre molto importante per chi soffre di attacchi di panico: chi è visitato improvvisamente dal dio Pan esprime spesso una modalità controllata di esistenza. Dalle narrazioni dei pazienti emerge che è proprio lo sforzo di controllare le proprie emozioni che causa gli attacchi di panico: esso rappresenterebbe quindi un’esplosione distruttiva ed improvvisa di quanto di pulsionale conteniamo e che, proprio in quanto pulsionale, è impossibile tenere sotto controllo.

Vivono stati di panico coloro che non esprimono profondamente loro stessi e sono costretti ad un “dover essere” che non appartiene per niente alla loro natura. Queste persone si sentono castrate nella loro creatività, possono presentare tratti di controllo ossessivo ed evitamento fobico e sentirsi condannate al conformismo. Si tratta di soggetti che si rappresentano con una scarsa fiducia in sé e che nascondono grandi riserve di rabbia inespressa.

Il primo attacco di panico si verifica, spesso, in un periodo di stress e cambiamento, magari dovuto ad una situazione traumatica, ma quasi sempre il soggetto che lo sperimenta lo vive come isolato e non direttamente collegabile a stati consci o inconsci e questo ritarda la presa di coscienza, la cura e la guarigione: il senso di precarietà travolge in maniera prepotente il corpo e lo spirito, facendo il gioco del dio Pan.

La presa di coscienza che dietro il panico vi è un profondo significato di sofferenza psicologica è utile al soggetto per avvicinarsi al nucleo più profondo delle proprie paure e della propria verità emotiva.

Come aiutarsi dunque? Conoscere la propria ansia, smascherarla e svelarla, imparare a rappresentarsela come una parte camuffata della propria ombra può essere utile a vivere in maniera adeguata le proprie emozioni, il dio Pan si sentirà compreso nella sua vera natura e verrà percepito come meno aggressivo.

 

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