La violenza sulle donne non va in vacanza

Posted by on ago 21, 2014 in News | 2 comments

La violenza sulle donne non va in vacanza

Oggi è il 21 agosto 2014, mancano ancora dieci giorni alla fine del mese e almeno SEI donne sono già state uccise da quando è iniziato.

L’ultima vittima è stata Mary Cirillo di 31 anni, ammazzata dal marito di 30.

Purtroppo “l’emergenza femminicidio” era già stata alla ribalta della cronaca in questo strano agosto.

A Sarzana Antonietta Romeo, 40 anni, veniva uccisa dal marito, Jennifer Miccio, 30 anni, veniva investita per “gelosia” da un amico a Barberino del Mugello e a Perugia nel reparto di rianimazione dell’Ospedale Santa Maria della Misericordia, è morta Ilaria Abbate, 24 anni, l’ex marito le aveva sparato ferendola gravemente lo scorso mese di luglio. Sempre a Perugia il 18 agosto Angela Balaie è stata ferita dal marito e ricoverata in gravissime condizioni. Il 9 agosto scorso altre due donne sono state uccise a Como e a Fiumicino dal figlio e dal marito.

Perché le donne non denunciano? Perché malgrado questi numerosi fatti di cronaca non si identificano nelle vittime che si possono leggere quotidianamente sui giornali e non si ribellano ai compagni, mariti, amici che le maltrattano?

La relazione maltrattante è per definizione estremamente ambigua e l’ambiguità genera nelle donne uno stato di incomprensione di quanto accade, producendo una paralisi che coinvolge tutti gli ambiti della vita, dal piano cognitivo, attraverso un allontanamento dalla realtà, a quello del “saper fare”, che si riflette nelle azioni quotidiane.

In primo luogo, è spesso molto diversa la figura che il maltrattante ha dal punto di vista sociale e quella che agisce all’interno delle mura domestiche. E’ uno stereotipo ben lontano dalla realtà pensare che sia un uomo disoccupato, magari alcolista o tossicodipendente, magari straniero e poco scolarizzato. Le ricerche fatte e la pratica quotidiana di lavoro insegnano che la violenza è un fenomeno trasversale e non è, quindi, espressione di degrado sociale.

La buona posizione sociale, al contrario, anziché mettere le donne in condizione di vantaggio, risulta essere, paradossalmente, un ulteriore problema. Più il compagno maltrattante ha una carriera brillante, un ruolo sociale riconosciuto e pubblico, più la sua posizione di “brav’uomo” è sotto gli occhi di tutti e più è difficile per la donna uscire dalla situazione di maltrattamento. E’ difficile, infatti, mettere insieme l’immagine pubblica del proprio compagno con quanto accade in casa, finendo con il sentirsi responsabile dell’atteggiamento che il partner assume: l’invischiamento con ciò che lui rappresenta fuori è un elemento di ulteriore difficoltà.

Un altro aspetto che genera confusione e ambiguità nelle donne è il rimando alla “circostanza”. Il maltrattamento, cioè non sarebbe generato da un atteggiamento generale del maltrattante, ma da singole circostanze che lo scatenano e che spesso sono attivate dalla donna. L’uomo maltrattante non vorrebbe far ricorso alla violenza ma, date le circostanze, non ha potuto farne a meno.

Alcune donne raccontano le occasioni che loro stesse hanno prodotto per generare la violenza: la camicia mal stirata, il pavimento sporco, il figlio che non ha fatto i compiti, la cosa detta o quella non detta. L’innescarsi di queste dinamiche crea paralisi: la donna non sa più quale sarà la prossima circostanza scatenante, legata al suo fare o non fare, “cammina sulle uova”, tutto può accadere. La responsabilità di quanto accade, poi, è frutto del comportamento di lei e quindi il maltrattante è convinto di essere nel giusto.

Le donne impiegano anni a capire che non sono le circostanze a generare la violenza, ma è la violenza che genera sé stessa, prendendo a pretesto qualsiasi elemento causale. E’ un gioco al massacro, che finisce quando le donne prendono coscienza che il proprio compagno, magari a parole uomo giusto e mite, è colui che scatena l’aggressività senza una ragione. Il maltrattante utilizza una serie di presunte valide ragioni per attribuirsi un potere che altrimenti non sarebbe in grado di ottenere. E’ impressionante notare come i maltrattanti neghino e dimentichino sempre e tutto, anche di fronte a prove eclatanti e concrete: referti medici, registrazioni, fotografie, testimonianze, ecchimosi, arti rotti e mille altre tracce. Questo atteggiamento, ancora una volta ambiguo, dei maltrattanti, impedisce alle vittime una giusta valutazione di quanto è loro successo e alimenta la sensazione nelle donne che non esiste un reato o una grave offesa.

Il maltrattante, da persona scelta, amata e spesso il padre dei propri figli, si trasforma così in giustiziere che si arroga il diritto di punire la compagna per tutti gli sbagli che lui ritiene di individuare. Le donne perdono di vista il fatto che non esiste circostanza, fatto o sgarro che possa giustificare il maltrattamento: perdono il proprio punto di vista e assumono quello di lui, e questo impedisce loro di trovare illegittima la punizione.

Un altro aspetto di grande ambiguità è il fatto che gli uomini maltrattanti, malgrado umilino, disprezzino e sviliscano, non sono mai i primi a interrompere la relazioni, anzi, quando sono le loro compagne a farlo, spesso reagiscono con grande aggressività. Anche questo aspetto viene, a volte, letto dalle donne come legato all’amore che i loro uomini nutrono per loro.

In realtà, per i maltrattanti, lasciare la propria compagna che garantisce loro il sentirsi potenti, significa essere lasciati soli di fronte a se stessi.

Donne e uomini, diffondiamo la conoscenza del problema della violenza sulle donne, parliamone, discutiamone, non stanchiamoci di nominarla, solo così la posizione di entrambi i generi può evolvere!

 

2 Comments

  1. Il maltrattanti non prende l’iniziativa di interrompere il rapporto quando non ha trovato (ancora) un’altra donna che possa lo soddisfare o quando non gli conviene farlo. Però, quando la trova ( o quando passa a convenire…) non ha il minimo pudore di mollare la propria moglie/compagna e figli (ormai irrimediabilmente ammalati della dipendenza emozionale e altre conseguenze della violenza psicologica sofferta…), anche se solo un giorno prima lei voleva andarsene e lui ha giurato “amore” e che “non lo farà più” … Egoista patologico e debole.

    • Purtroppo le dinamiche della violenza sono molto sottili e quasi sempre all’interno della coppia ci sono dei grossi giochi di potere a favore del maltrattante.Le consiglio di rivolgersi ad un Centro Antiviolenza per imparare a desiderare di avere una sua strada indipendente da quella di lui. Non è facile e sicuramente è molto doloroso, ma è molto meglio soffrire per se stesse che soffrire per chi non merita.

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