La “Sindrome della crocerossina”: una croce pesante

Posted by on mag 20, 2015 in News | 0 comments

La “Sindrome della crocerossina”: una croce pesante

 

Le donne affette dalla “Sindrome della crocerossina” sono un vero e proprio esercito.

“Ho tenuto in serbo la tua ombra, spero non si sia sgualcita. 
Va cucita, lo faccio io, è un lavoro da donna”.

Con queste le parole Wendy si rivolge a Peter Pan la prima volta che lo incontra.
 Le avventure di Peter Pan sono state scritte all’inizio del 1900 dallo scrittore scozzese James Matthew Barrie. Wendy è una bambina che incarna perfettamente lo stereotipo femminile dell’epoca, la cui massima aspirazione è sposarsi, possibilmente con Peter e dedicare ogni minuto del tempo alla famiglia e alla casa. Peter Pan è una figura diametralmente opposta: eterno fanciullo, spensierato, immune dai  legami, profondamente immaturo e incapace di costruire una relazione stabile.

La “Sindrome della crocerossina” è anche conosciuta come “Sindrome di Wendy”.

Ci sono donne che incappano sempre in uomini bisognosi di affetto, cure, attenzioni e ci sono uomini sfuggenti che finiscono sempre al centro delle attenzioni di chi soffre della “Sindrome della crocerossina”.

In una canzone di Battiato, “La cura”, si descrive bene l’energia che è possibile imprimere nell’azione di cura:

“Ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie, 
dai turbamenti che da oggi incontrerai per la tua via. 
Dalle ingiustizie e dagli inganni del tuo tempo, 
dai fallimenti che per tua natura normalmente attirerai. 
Ti solleverò dai dolori e dai tuoi sbalzi d’umore, 
dalle ossessioni delle tue manie. 
Supererò le correnti gravitazionali, 
lo spazio e la luce 
per non farti invecchiare. 
E guarirai da tutte le malattie, 
perché sei un essere speciale, 
ed io, avrò cura di te. 
Vagavo per i campi del Tennessee 
(come vi ero arrivato, chissà). 
Non hai fiori bianchi per me? 
Più veloci di aquile i miei sogni 
attraversano il mare. 

Ti porterò soprattutto il silenzio e la pazienza. 
Percorreremo assieme le vie che portano all’essenza. 
I profumi d’amore inebrieranno i nostri corpi, 
la bonaccia d’agosto non calmerà i nostri sensi. 
Tesserò i tuoi capelli come trame di un canto. 
Conosco le leggi del mondo, e te ne farò dono. 
Supererò le correnti gravitazionali, 
lo spazio e la luce per non farti invecchiare. 
TI salverò da ogni malinconia, 
perché sei un essere speciale ed io avrò cura di te… 
io sì, che avrò cura di te”

Nella “Sindrome della crocerossina” l’intenzione è sempre quella di salvare l’altro e di emanciparlo, finalmente, da tutte le sfortune che ha incontrato nella sua vita, che vanno dall’infanzia difficile, la perdita dei genitori, in padre assente, una madre che non l’ha saputo amare, molte sfortune lavorative, l’essere incompreso nelle relazioni.

Alcune volte la vita è stata così avara con lui da riservargli addirittura una moglie che non lo capisce, che non dorme con lui, che si occupa solo dei figli.

Ed ecco che arriva lei, infermiera, psicologa, mamma, che lo cura come se fosse un bambino spaventato e indifeso, incapace di prendersi cura di se stesso. L’atteggiamento dell’ “io ti salverò” nasconde spesso un disagio profondo che è capace di generare dipendenze ad alto rischio. Spesso queste donne sono disposte ad  annullarsi in virtù dei disagi dell’altro.

Uno degli aspetti che è importante svelare rispetto alla sindrome della crocerossina, ha a che fare con il meccanismo proiettivo che nasconde: la fortissima identificazione con la persona che soffre. Questo meccanismo apre la strada a fortissimi sensi di colpa nel caso non scatti il meccanismo di aiuto e a un forte senso di appagamento e benessere nel caso contrario. Quest’ultimo senso di appagamento e la sensazione di essere utili “annebbia la vista”.

Queste donne, quasi sempre di donne si tratta, raramente hanno goduto di amore gratuito, ma spesso di amore condizionato: ti voglio bene solo se ti comporti in un certo modo. In età adulta, perciò, l’approvazione e la valorizzazione diventano indispensabili per la loro autostima e non possono non attivare relazioni orientate a questo.

Il rischio che si corre nel fare la crocerossina sono il totale invischia mento nella relazione: più lui sta male, più il senso della vita di lei sarà il salvarlo. Molte donne sopportano condizioni di maltrattamenti, dipendenza e sociopatie molto serie perché offuscate dal senso di utilità che deriva loro da quella relazione.

Si riesce a malapena e con tanta fatica a cambiare se stessi, voler cambiare l’altro e il suo destino è uno straziante miscuglio tra mission impossible e pericolosa illusione.

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