La (s)fiducia delle donne sui luoghi di lavoro…e non solo

Posted by on set 11, 2014 in News | 0 comments

La (s)fiducia delle donne sui luoghi di lavoro…e non solo

Un bell’articolo della rivista “Internazionale” n. 1055 di giugno 2014, riporta diversi dati sullo stato dei lavori della “fiducia al femminile”.

Negli Stati Uniti le donne studiano, si diplomano e si laureano più degli uomini, le aziende che impiegano forza lavoro femminile funzionano meglio e sono più competitive: i sociologi sono sempre più consapevoli che il futuro del mondo sia donna.

Eppure gli uomini continuano a guadagnare di più e tutto per loro sembra essere più semplice.

Pare che l’insicurezza delle donne giochi un ruolo fondamentale nel tenerle lontane dalla reale affermazione: le donne “arrivate” si ritengono fortunate e privilegiate, non brave e sgobbone e talvolta si sentono addirittura imbroglione per occupare i posti che occupano. Le donne hanno un grosso problema di fiducia: non si considerano altrettanto pronte degli uomini agli esami, si aspettano risultati peggiori, sottovalutano le loro capacità. E’ chiaro che questo gioca un ruolo molto importante, dato che al successo concorre la competenza, ma anche la fiducia in sé. La buona notizia è che la mancanza di fiducia in sé si può colmare e si può imparare a farla crescere!

 

LE DIFFERENZE DI GENERE NEL PROPORSI NEI LUOGHI DI LAVORO

 

L’articolo cita diverse ricerche internazionali condotte a livelli dirigenziali, da cui emerge che metà delle donne hanno poca fiducia delle proprie capacità e delle proprie prospettive professionali, gli uomini intraprendono contrattazioni salariali quattro volte più delle donne e nella contrattazione le donne chiedono il 30% in meno dei maschi, a parità di competenze gli uomini si attribuiscono un “valore” economico molto più alto di quello delle donne. I maschi si fanno avanti senza problemi, anche se sono poco qualificati e impreparati, le donne, anche se hanno una preparazione superiore a quella richiesta, si tirano indietro e cominciano a sentirsi sicure solo quando sono perfette.

Brenda Major, una psicologa sociale dell’università della California a Santa Barbara ha iniziato ad occuparsi una decina di anni fa del problema dell’autopercezione: gli uomini tendono sempre a sopravvalutare le loro capacità e le successive prestazioni, mentre le donne le sottovalutavano entrambe, anche se poi nella pratica le prestazioni risultano quasi identiche. Le donne sono abituate a pensare che non valga la pena darsi da fare e che non otterranno mai un incarico prestigioso, oppure si considerano talmente incompetenti da non provarci neppure. I maschi si considerano spesso bravissimi e pensano: ma chi non mi vorrebbe? Un professore della Colombia business school ha inventato un termine che descrive questo fenomeno: honest overconfidance, eccesso di fiducia sincero. Mediaamente i maschi si assegnano un voto più alto di quello che meritano!

L’eccesso di fiducia in sé stessi può servire a fare strada, gli individui più ammirati e ascoltati non sono i più competenti ma i più sicuri di sé. Sono sempre i più sicuri ad essere amati nei gruppi, anche quelli di lavoro, non i più competenti.

Le persone estremamente sicure di sé non allontanano gli altri perché non fingono: sono sinceramente sicure di loro stesse e credono di essere in gamba. La falsa sicurezza di sè non da gli stessi risultati.

Quindi per eccellere non è sufficiente la competenza, che è quell’aspetto che generalmente portano le donne: nella giungla professionale non serve solo il talento ma anche la fiducia in sé stesse. Al contrario molte donne attribuiscono la colpa dei propri insuccessi a sé stesse e il merito del proprio successo ad altri.

Un altro nemico della fiducia in sé delle donne è il perfezionismo, che diversi studi dimostrano essere un problema tutto femminile, non ci cimentiamo in niente se non siamo estremamente certe, sicure e preparate, nel frattempo i colleghi maschi si fanno avanti.

 

PERCHE’ DONNE E UOMINI SI PROPONGONO DIVERSAMENTE SUI LUOGHI DI LAVORO

 

Ma da dove inizia tutto questo? Le risposte chiamano in causa sia aspetti biologici che culturali. Osservando i cervelli maschili e femminili attraverso le risonanze magnetiche è impossibile distinguerli e il grado di fiducia soggettivo dal punto di vista genetico è influenzato da tutta una serie di fattori che non hanno niente a che fare con il sesso. Tuttavia il cervello maschile e femminile presentano una chimica completamente diversa che probabilmente incide su schemi comportamentali e modelli cognitivi diversi e quindi sulla fiducia.

Ad esempio l’amigdala, che è considerata il centro neurale primitivo della paura ed è coinvolta nella elaborazione della memoria emotiva e nella risposta a situazioni di stress, risulta essere attivata più spesso, in presenza di stimoli negativi, nel cervello femminile che in quello maschile. Questo potrebbe significare che le donne conservano più a lungo tracce degli eventi traumatici: sarebbero portate a rimuginare di più le cose andate male. Le donne, poi, presenterebbero una corteccia cingolata anteriore più grande e sarebbero quindi in grado di cogliere meglio i pericoli all’orizzonte, eppure questa qualità potrebbe essere a doppio taglio, l’incoscienza degli uomini rispetto ai pericoli potrebbe essere vincente.

Anche gli ormoni, il testosterone per gli uomini e l’estrogeno per le donne, esercitano una forte influenza su pensiero e comportamento, mentre il primo contribuisce ad alimentare quella che viene definita la classica sicurezza maschile e la propensione al rischio, il secondo sembra incoraggiare i rapporti interpersonali e i legami.

Ma fino a che punto le differenze tra maschi e femmine sono innate e quanto sono incoraggiate dall’esperienza e dai condizionamenti culturali? Nuovi studi sulla plasticità del cervello ci dicono che essa è molto condizionata dagli stimoli ambientali, come pure i livelli ormonali sarebbero meno predeterminati di quanto pensassimo. I livelli di testosterone, ad esempio, diminuiscono quando i maschi passano più tempo con i figli.

 

MEGLIO FARE LE CATTIVE RAGAZZE…MA NON TROPPO

 

Per parlare di ambiente possiamo dire che le bambine sono premiate quando sono buone anziché vivaci. “Fare le brave” ripaga in classe, ma non nel mondo reale. Le bambine alle elementari sono lodate per il loro buon comportamento e questo alimenta il perfezionismo e il desiderio spasmodico di approvazione.

Le ragazze imparano così ad evitare rischi ed errori. I maschi, intanto, ricevono critiche e punizioni e si abituano a gestire con filosofia l’insuccesso. Gli errori dei maschi, poi, sono attribuiti a disimpegno, quelli delle femmine a carenze più profonde. Alcune ricerche americane sostengono che le femmine che hanno praticato sport di squadra a scuola sono più resilienti e da grandi avranno lavori migliori e stipendi più alti. Eppure le ragazze che fanno sport a buon livello sono molte meno dei ragazzi e abbandonano facilmente.

Un bel dilemma: quando perdono la fiducia in sè stesse le ragazze smettono di gareggiare, privandosi di uno dei modi migliori per conquistarla.

Le donne si ritrovano nei luoghi di lavoro proponendo alte competenze, impeccabile ortografia e buone maniere, ma il sistema premia altro. Emerge, infine, dalle ricerche che se le donne alzano al lavoro il loro livello di aggressività rischiano di risultare antipatiche ed essere etichettate come “stronze”. Le donne di successo attirano commenti acidi: non viene messa in discussione la competenza…ma il cattivo carattere!

 

LA FREGATURA DEL NON FARE

 

Ma in che cosa risultano carenti le donne, in che cosa consiste la loro sfiducia? Consiste nell’inazione. La poca fiducia in sé porta a non provare a fare le cose e l’inazione crea sfiducia in sé, perciò si crea un circolo vizioso.

Per aumentare la fiducia in sé stesse le donne dovrebbero pensare di meno e fare di più: ogni giorno nuovi studi dimostrano che i nostri modelli di pensiero e di comportamento agiscono sul cervello, modificandolo nel corso della vita.

Se impariamo a non tirarci indietro possiamo abituare il nostro cervello ad alimentare la fiducia in noi stesse.

 

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