La rabbia al femminile

Posted by on set 28, 2014 in News | 0 comments

La rabbia al femminile

Nei racconti delle donne, spesso la rabbia è assente e prevale, invece, il sentimento del dolore, prevalgono le lacrime, la rassegnazione e il senso di inadeguatezza; mentre solitamente essa viene orientata verso un oggetto esterno, al femminile è spesso auto-orientata, risultando distruttiva e colpevolizzante.

E’ abbastanza frequente che le donne sperimentino fin dall’infanzia la percezione della rabbia come un elemento pericoloso, da evitare, temendo di perdere la figura affettiva di riferimento. A casa e a scuola vengono premiate le brave bambine, quelle che stanno composte e zitte e non esprimono, ma sopportano, disagi e fatiche.

E’ innegabile che esistano notevoli differenze sessuali: uomini e donne hanno diverse strutture anatomiche con cui confrontarsi, diversi percorsi evolutivi da raggiungere, diversi input di socializzazione da parte dei genitori e della cultura, lungo tutto l’arco dell’esistenza. Certamente tutti questi aspetti hanno condizionato l’espressione della rabbia nelle donne e negli uomini e nonostante i grandi cambiamenti sociali realizzati le espressioni di rabbia e di aggressività sono considerate maschili negli uomini e non femminili nelle donne.

Alle donne viene attribuita un’indole più remissiva di quella maschile e ciò verrebbe giustificato da caratteristiche organiche e ormonali. E’ per questo che le donne non sarebbero in grado di riconoscere ed esprimere la rabbia e il risentimento.

L’esperienza del dolore delle donne sul piano comportamentale si manifesta con lacrime, autocritiche, manifestazioni depressive, senso di colpa e ciò contrasta notevolmente con la rabbia ma risulta essere premiante sul piano della relazione con il maschile: quando una donna passa dalla rabbia al dolore, ritratta completamente l’affermazione di essere sola e separata. L’atteggiamento addolorato riavvicina l’oggetto d’amore. La risposta di dolore è osservabile anche in casi in cui le donne hanno subito le angherie più tremende proprio per la paura di perdere l’attaccamento con l’uomo amato: dopo aver sperimentato la separazione e la solitudine, l’oggetto perduto si riavvicina, criticandosi, oppure mostrandosi offesa e depressa. Per le donne una delle esperienze più terribili è di rimanere sole, proprio perché questo contrasta con l’immagine di regine del focolare a cui sono state formate ed educate. Sono perciò pronte a rinunciare a tutto, rabbia compresa, purché questo non accada.

Le donne non sono libere di manifestare le loro emozioni, portano con loro la missione di piacere e quindi il loro comportamento non può essere sgradevole e fastidioso, non può scoperchiare conflitti e mancanze: il compito delle donne, testimoniato dalla loro immagine sui media, non è di cambiare il mondo, ma di abbellirlo.

Dato che alle donne socialmente viene consentita prevalentemente la funzione di cura, la rabbia viene concepita prevalentemente legata alle ingiustizie sociali, alla difesa dei deboli e dei bambini.

Per tutto il resto donna rabbiosa è uguale a donna isterica e generalmente donna isterica è colei che è priva di una figura maschile di riferimento, o ancor peggio priva di relazioni sessuali falliche.

Spesso la rabbia delle donne implode rovinosamente e silenziosamente in aggressioni contro sé stesse, in depressioni, ansie, malanni psicosomatici. Quando riesce ad esprimersi e a filtrare attraverso le maglie dello stigma sociale rappresenta invece un’energia preziosa e una garanzia di cambiamento.

 

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