Genitori in guerra: figli coinvolti e sconvolti

Posted by on feb 2, 2016 in News | 0 comments

Genitori in guerra: figli coinvolti e sconvolti

Purtroppo la “casa, dolce casa” nasconde, a volte, le tragedie più bieche. Soffocati dalla confusione e dal rancore, annebbiati dalla rabbia del conflitto, a volte i genitori “sacrificano” i figli e li espongono alle condizioni più dure: lotte aspre o asprissime . Se gli adulti istigano e sollecitano un tale coinvolgimento, se la cultura familiare prevede che i figli debbano essere sempre presenti negli affari coniugali, quasi mai i figli, anche se ormai giovani adulti, sono in grado di fare un passo indietro e di uscire dal ring.

In altre parole, ci sono genitori che, pur di proseguire la lotta, pur di vincere la battaglia, non guardano in faccia nessuno, neppure i propri figli.

 

“Uccidere le tue creature: ne avrai il coraggio?”

chiede il Coro a Medea. E Medea risponde:

“E’ il modo più sicuro per spezzare il cuore di mio marito”

Molti genitori considerano la prole come ovviamente e naturalmente coinvolta nelle proprie vicende di coppia, perché vivono i figli come un prolungamento di sè, un’entità che ha la stessa essenza di se stessi. Generalmente in questi casi il legame che hanno con i più piccoli è simmetrico, uguale, fusionale e di presunta complicità, distante dalla protezione e dalla distanza che certe condizioni richiederebbero.

A farne le spese sono i bambini, che poi diventano ragazzi e adulti che faticano a trovare il loro baricentro emotivo, dato che da sempre NON sono stati concentrati sull’ascolto e la soddisfazione dei propri bisogni emotivi, ma sulle sofferenze dei genitori. Sono bambini che hanno sviluppato un’altissima capacità di controllo dell’ambiente, di comprensione degli eventi critici, ma che si sono distolti completamente da loro stessi, dalla serenità e dalla spensieratezza che dovrebbe caratterizzare il loro sviluppo emotivo.

I figli possono rappresentare per decenni la lunga mano per colmare la distanza che porta all’altro genitore e per continuare la guerra, che può essere sottile, sottilissima, ma anche grezza, sprezzante e urlata.

I figli possono essere usati fin dalla più tenera età per proseguire, aggravare, affermare il conflitto tra i genitori.

Come confliggono i genitori usando i figli?

 

Caro figlio, non sono in grado di leggere i tuoi bisogni: sono troppo occupato con i miei

  • Condurre il figlio presso l’altro genitore in pessime condizioni: sporco, stanco, affamato, logorato da giorni di fatica, con tutti i compiti ancora da fare l’ultimo giorno di vacanza, trascurato, deluso, tradito, con fastidiosi e pesanti segreti da custodire;
  • Non presentarsi nei tempi stabiliti per fare un dispetto a lei/lui;
  • Presentare il conto, in rigorosa presenza del figlio, di quanto è costato il figlio in assenza dell’altro genitore;
  • In caso di lite erigere il figlio a giudice: chi ha ragione?
  • “Tuo padre/madre non è in grado di occuparsi di te: non mi fido”;
  • “Decidi tu cosa vuoi fare a Natale? Preferisci stare con mamma o papà” (cioè a chi vuoi più bene?);

 

Caro figlio, se mi ami davvero è venuto il tempo di dimostrarlo

  • “Decidi tu: ha ragione mamma o papà?”
  • “Se vuoi bene alla mamma, ora prendi la macchina e segui il papà per vedere se ci dice la verità”;
  • “Se vuoi bene al papà, lo aiuti ad individuare con “trova il mio iphone” se la mamma si trova dove dice di trovarsi”;
  • “Se vuoi bene alla mamma, la accompagni dall’avvocato e spieghi dei messaggi che hai letto sul telefonino di papà”;
  • “Se vuoi bene a papà, non dici alla mamma del messaggio che hai letto”;
  • “Se vuoi bene a papà, lo aiuti a sbobinare le registrazioni dei rapporti sessuali della mamma”;
  • “Se vuoi bene alla mamma, devi trovare il modo di dire a papà che il mese prossimo mi sposo con Tizio”;
  • “Se vuoi bene al papà, non dire alla mamma dove ti ho portato”;
  • “Se vuoi bene alla mamma, non dire al papà che ti ho portato dai nonni”;
  • “Devi dire al papà che deve darci più soldi perché altrimenti non posso mandarti alle feste di compleanno dei tuoi amici”;
  • “Devi dire alla mamma che sabato prossimo non vuoi venire da me perché hai una festa di compleanno da Luigino” (cioè io ho altri impegni)
  • “Sei uguale a tuo padre, mi ha rovinato la vita”; “Sei stupido come tua madre”.

 

Caro figlio, ti racconto un segretuccio perché sei l’unico di cui io mi possa fidare

  • “Io e papà non abbiamo rapporti sessuali da anni”;
  • “Papà ha sempre avuto problemi sessuali, non è mai stato un uomo”;
  • “Io non volevo che tu nascessi, tua madre mi ha fregato”;
  • “La mamma è andata a letto con un collega”;
  • “Mi sono innamorata di un’altra donna (mamma non lo sa ancora), che non vede l’ora di conoscerti!”;
  • “Non ho mai amato tuo padre/madre, rimango con lui solo a causa di voi figli. La mia vita è un inferno”:

Alcune coppie perdono completamente un rapporto sereno con l’ambiente circostante e anche con la propria esistenza, tutto è centrato sul vincere o perdere il conflitto con il partner, senza altre scelte possibili e tutto diventa strumento di questa “buona causa”, compresi i bambini.

Se i bambini sono ancora tali un buon intervento terapeutico è orientato a far comprendere ai genitori il costo che pagano i figli rispetto a certe scelte ostinate.

Se invece sono i ragazzi o gli adulti a chiedere un intervento terapeutico è necessario, a mio avviso, chiarire ai ragazzi che possono e devono starsene fuori dalle baruffe dei genitori.

Coinvolgere i figli nelle guerre dei genitori rappresenta un potente fattore di rischio per una buona stabilità emotiva.

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