Buon padre di famiglia ammazza moglie e figlie/i….

Posted by on ago 26, 2014 in News | 0 comments

Buon padre di famiglia ammazza moglie e figlie/i….

Solo qualche tempo fa il buon padre di famiglia traghettava i suoi cari in acque più quiete nei momenti di difficoltà, ora viene appellato in questo modo anche colui che, afflitto dalle difficoltà della vita, ammazza moglie e figlie.

Tutti bravi ragazzi, devoti mariti, padri impeccabili, casomai sono degli sfortunati o colpiti da un unico e fatale raptus gli uomini che hanno ammazzato OTTO donne, ragazze, bambine nel mese di agosto. Tutti rigorosamente vittime di disgrazie che la vita ha loro riservato: sono stati lasciati dalla moglie, hanno perso il lavoro, la loro fidanzata è morta di malattia, sono depressi.

Ma il raptus esiste e può essere che l’epidemia colpisca cosi largamente il genere maschile? Forse i maschi sono geneticamente più fragili e incapaci di tollerare le frustrazioni e i dispiaceri, dato che le stesse disgrazie che capitano agli uomini generalmente capitano anche alle donne, le quali raramente ammazzano marito e figli in preda alla disperazione.?

Azzardo nell’ipotizzare che il raptus si realizza in continuità con lo stile dei maschi che lo esprimono: il genere femminile rappresenta uno schermo sul quale è lecito, legittimo e tollerato proiettare e agire le proprie ombre più buie, intime e profonde.

Il seme del raptus è mescolato nelle relazioni malate, addirittura moribonde, che intercorrono in molte case italiane tra uomini e donne, in quella smania di potere e possesso che molti uomini esercitano sulle donne della loro famiglia al punto di arrivare a togliere loro la vita, di arrogarsi la decisione estrema di scegliere per la loro vita o la loro morte.

Credo che questi eventi, questi raptus, rappresentino la punta dell’iceberg, l’estrema possibilità di anni di relazioni impostate sull’imposizione e sul sopruso o sul tentativo di esercitarli. L’omicidio delle donne, delle ragazze, delle bambine, delle figlie, esprime, purtroppo, una norma di impostazione delle relazioni in cui le figlie vengono identificate con la madre e la madre con un oggetto sottoposto, non con un soggetto degno di reciprocità. Quando i fatti non si esasperano nell’omicidio e non diventano visibili ai vicini di casa, agli amici, ai compagni di scuola, al mondo, queste relazioni producono il perpetuarsi della subordinazione delle donne, che si tramanda di madre in figlia.

Le donne, quasi sempre, appaiono ignare del rischio che stanno correndo e di quello che corrono i loro figli, si illudono che, come nella pubblicità e negli stereotipi, la casa sia il luogo che può dare loro protezione, affetto, cura, devozione.

Ciascuno di noi contiene il male e solo molti punti di domanda lo possono affrontare e azzerare. Donne e uomini, coppie, fatevi delle domande!

Sono malati di solitudine questi uomini che nessuno ha mai visto come problematici o sono vittime della loro stessa arroganza?

O forse sono le donne ad essere vittime dell’illusione di guarire in solitudine i loro uomini?

 

 

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