Amori “light” o “finchè morte non ci separi”?

Posted by on gen 9, 2015 in News | 0 comments

Amori “light” o “finchè morte non ci separi”?

Considerazioni e dati sull’amore e sui divorzi al tempo del “tutto possibile” 

 

Le moderne relazioni secondo il filosofo Zygmunt Baumann si caratterizzano per la liquidità.

Se la modernità si definiva per la struttura rigida, dura e atrofizzata del sistema, che si fondava sull’esclusione delle diversità e sulla fissità delle categorie e dell’ordine sociale, oggi la situazione postmoderna sembra proporre una condizione completamente rovesciata. Il contemporaneo è liquido, ha cioè perduto ogni caratteristica di rigidità ma al tempo stesso d’identità. Il liquido non ha una forma propria ma si adatta alle mutevoli forme che sono proposte. Se da un lato, così, vige la libertà più assoluta, dall’altro viene a mancare la possibilità di società, cioè una reale condivisione di forme sociali, valori, interessi.

Così se l’amore moderno era finalità, progetto, trascendenza, universalità, eternità, continuità, determinatezza, creazione, concentrazione, profondità, identità, alienazione, quello postmoderno è gioco, caso, immanenza, particolarità, caducità, discontinuità, indeterminatezza, decostruzione, dispersione, superficie, gioco di ruolo, pluriappartenenza.

E’ importante anche rilevare che è questo clima sociale meno inflessibile e rigido che ha consentito la rivoluzione femminile e l’uscita del ruolo della donna da stereotipi di genere che l’avevano condannata a millenni di subalternità. I cambiamenti del femminile hanno posto il genere maschile, rassicurato precedentemente da granitiche certezze e tutele, in una posizione di ridefinizione della propria identità e delle proprie relazioni.

E’ di nuovo la liquidità che ha consentito all’omosessualità di uscire dall’alienazione e dallo stigma e di parlare ai nostri giorni di famiglia omosessuale.

Ci si può tirare indietro da questo? No, credo ci siamo dentro, tutti, fino al collo e che la palla di neve si sia trasformata in valanga, che sta spazzando via il precedente sistema sociale.

Stando così le cose, però, in questa fase forse di passaggio, per poter essere sostenuti da una base poco solida e molto liquida non resta che schizzare in relazioni veloci, lampo, rapide, che non sanno sostare.

In altre parole, come sosteneva Ralph Waldo Emerson,

Quando si pattina su ghiaccio sottile, la salvezza sta nella velocità”.

Essere sempre in movimento, però, diventa un obbligo per non sprofondare e l’andare sempre di corsa rappresenta una fatica massacrante.

Rimane da risolvere il dilemma se l’amore sia quella cosa che incontriamo già fatta sulla nostra strada, già confezionata e pronta per l’uso, oppure quel processo, che implica tempo di costruzione e decostruzione, che accade nel corso della vita di coppia, fatto di momenti belli e brutti, di passioni, musi lunghi, rancori e rigenerazioni. In quest’ultimo caso l’amore non è pronto ma si fa. Fare l’amore è d’altra parte un’espressione di uso comune.

Le relazioni rappresentano il centro del boom delle consulenze del nostro tempo e le persone chiedono aiuto per poter sbrogliare matasse amorose alquanto ingrovigliate… L’eccitazione dei primi momenti si trasforma il paralisi che impedisce qualsiasi scelta, un muoversi tra attrazione e repulsione tra gioie e paure che si riflette nella totale incapacità di agire. Le persone che si rivolgono ad “esperti” sperano di trovare la ricetta per come muoversi, per evitare amari errori e per trovare una strada lastricata di felicità. Le soluzioni che le persone cercano viaggiano su opposti poli: da un lato c’è chi cerca di capire come lasciare facilmente e senza molti drammi un amore ormai concluso, dall’altra parte si trovano i feriti nel cuore e nell’anima che non trovano consolazione al loro dramma.

Nei tempi in cui in amore tutto è possibile, come stanno mutando i costumi e dove si direziona la famiglia tradizionale?

Ecco alcuni dati:

Ci si sposa ogni anno sempre meno dal 1972, con un aumento nel 2012 grazie alla ripresa di matrimoni tra stranieri

Prendendo in considerazione le celebrazioni dei matrimoni l’Istat ci dice che nel 2012 sono stati celebrati in Italia 207.138 matrimoni (3,5 ogni 1.000 abitanti), 2.308 in più rispetto al 2011.

Questo lieve aumento (dovuto alla ripresa dei matrimoni in cui uno, o entrambi, è di cittadinanza straniera), si inserisce in una tendenza alla diminuzione dei matrimoni in atto dal 1972. In particolare, negli ultimi 20 anni il calo annuo è stato in media dell’1,2%, mentre dal 2008 al 2011 si sono avute oltre 45 mila celebrazioni in meno (in termini relativi -4,8% annuo tra il 2007 e il 2011).

 

Nel 2012 anche i divorzi sono per la prima volta in calo, ma lo sono spaventosamente anche i matrimoni tra italiani. Quasi la metà dei matrimoni falliscono o vanno in crisi.

A giugno 2014 l’ISTAT, Istituto Nazionale di Statistica, ha pubblicato il report statistico aggiornato sulla situazione di matrimoni, divorzi e separazioni in Italia, riguardanti l’anno 2012.

 

Nell’anno 2012 si è registrato un calo delle separazioni (-0,6%) e dei divorzi (-4,6%) rispetto al 2011.

Nel corso del 2012 si contano 311 separazioni e 174 divorzi ogni 1.000 matrimoni. In valori assoluti le separazioni sono state 88.288 e i divorzi 51.319. I tassi di separazione e di divorzio, che erano sempre cresciuti dal 1995, hanno quindi fermato la loro ascesa.

Dopo quanto tempo ci si separa o si divorzia e a che età?

In media la separazione viene chiesta dopo 16 anni di matrimonio e il divorzio dopo 19 (i tempi sono calcolati considerando il momento della richiesta).

I matrimoni recenti durano però sempre di meno. In merito alla classica “crisi del settimo anno”, negli ultimi anni è raddoppiato il numero di matrimoni interrotti dopo 7 anni. Si è passati dal 4,5% del 1985 al 9,3% del 2005.

Va però considerato che questi valori sono differenti in caso di matrimonio civile o religioso. I matrimoni celebrati in Chiesa con rito religioso tendono a durare di più rispetto alle nozze con rito civile.

 

Nel corso del 2012 l’età media dei coniugi che hanno chiesto la separazione era di 47 anni per gli uomini e 44 per le donne. In media il 21,6% delle donne aveva tra i 40 e i 44 anni all’atto della richiesta della separazione, e per gli uomini il 20,9% aveva tra i 45 e i 49 anni. Si può quindi dire che la crisi coniugale colpisce soprattutto i coniugi quarantenni.

Si separano maggiormente le persone con titoli di studio elevati

Nel 2012 solo il 39% dei mariti che si sono separati aveva il titolo di scuola media inferiore, il 41% quello di scuola media superiore e il 13,5% era laureato. Per le mogli, i dati si attestano al 33,9% per la scuola media inferiore, 44,3% per la scuola media superiore e 16% per la laurea.

C’è maggior propensione alla separazione tra uomini e donne con un alto livello di istruzione (laurea o altro titolo universitario).

Separazione giudiziale o consensuale?

Nel 2012 l’85,4% delle separazioni sono state consensuali. E anche il 77,4% dei divorzi è stato deciso in modo consensuale. Ci sono disparità geografiche in merito al tipo di rito con cui si chiede la separazione. Ad esempio la separazione giudiziale viene usata nell’11,9% dei casi nel Centro Italia, nel 20,3% dei casi nelle Isole e nel 33,4% dei casi nel Sud.Altro dato che emerge dallo studio è che chi sceglie il rito giudiziale per separarsi ha un livello di istruzione più basso rispetto a chi sceglie la separazione consensuale.

Separazioni, divorzi e figli

Nel 2012 il 73,3% delle coppie che si sono separate avevano figli. E per i divorzi le coppie con figli erano il 66,2% del totale. Solo il 48,7% delle separazioni e il 33,1% dei divorzi riguardava coppie con un figlio minorenne. I figli tendono a tener legate le coppie e a posticipare le separazioni

Nel 2012 nell’89,9% si è scelto l’affido condiviso dei figli, contro solo l’8,8% di affido esclusivo alla madre.

 

Il 20 % degli italiani vive in nuove famiglie non tradizionali

Gli ultimi dati diffusi dall’istat riguardanti le famiglie non tradizionali rigurdano il 2009 e sono stati pubblicati nel 2011. Le nuove famiglie sono quasi raddoppiate rispetto il 1998 e si tratta di single, famiglie monogenitoriali, coppie conviventi ma non coniugate e famiglie ricostituite e coniugate. Rappresentano complessivamente circa 12 milioni di persone, il 20% degli italiani.

 

Credo sia possibile concludere che le relazioni rappresentano il “luogo” che sta maggiormente mutando nel nostro quotidiano e di cui meno di ci si preoccupa. Tutti, ma proprio tutti, sembra siano interessati all’economia, alla finanza, alle competenze tecniche, alla tecnologia, alla politica, trascurando che sono le re-lazioni a creare i legami e che sono i legami che fondano la nostra identità.

 

 

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