Le “fregature” della dipendenza affettiva

Posted by on ott 14, 2014 in News | 0 comments

Le “fregature” della dipendenza affettiva

Quello della dipendenza affettiva è un modo di vivere le relazioni d’amore.

Un modo pericoloso perché dipendenza è il contrario di autonomia e attraverso di essa si consegna la propria vita nelle mani di un altro essere umano, non sempre raccomandabile.

Si è malati di dipendenze affettiva quanto si nega sé stessi all’interno di un legame, giustificando il cattivo carattere o l’atteggiamento del partner, lasciando inascoltati completamente i propri bisogni e adattandosi a qualsiasi condizione. Lo stato patologico consiste proprio nel mettere a repentaglio la propria salute emotiva, minando alla base tutte le sicurezze e fondendo la propria identità con quella relazione malata, che piano piano diventa la propria essenza, malgrado l’assenza di qualsiasi realizzazione e malgrado ferite e umiliazioni…

 

Si possono facilmente descrivere le “fregature” della dipendenza affettiva:

 

Si lavora e si lotta per la propria schiavitù, rinunciando all’amore che rende liberi, che individua e che può essere rivolto anche semplicemente a sé stessi. Si tratta di un’abdicazione totale a favore di quella relazione.

Si rinuncia a investire su di sé, l’unico vero tesoro di cui disponiamo fino in fondo: tutte le energie sono concentrate a mantenere viva la fiammella di quell’unica luce che riusciamo a scorgere, alimentando la scarsa conoscenza di sé e disinvestendo da tutte le altre relazioni considerate di serie B. Certo le buone relazioni e la consapevolezza non sono tutto, ma la loro assenza preclude qualsiasi possibilità di scelta alternativa.

La paura della solitudine: per combatterla si è disposti a tutto, è il vero nemico da sconfiggere, ma generalmente lo si fa nell’illusione che la relazione affettiva possa essere salvifica e di protezione e questo risulta sempre una pura chimera. Al contrario, in nessun altro luogo ci si sente soli e poco capiti come in una relazione dipendente.

Il tuffarsi a capofitto nel legame: la relazione dipendente toglie energia a qualsiasi altro interesse perché, come tutte le dipendenze diventa totalizzante. Il dipendente è disposto a tutto pur di ottenere la propria “dose quotidiana”, e intanto la vita scorre…

Il ricadere in maniera seriale in storie di dipendenza: capita spesso che chi è vittima di una situazione di dipendenza affettiva possa riproporre lo stesso stile anche nelle relazioni successive. Spesso si tratta di persone per le quali la solitudine rappresenta un terribile spettro, che non si concedono tempo di elaborazione e riflessione tra una storia d’amore e l’altra e che arrivano nella nuova relazione portando con loro lo stesso identico stile relazionale della relazione precedente: la dipendenza. Ovviamente, in maniera inconscia, anche il partner viene scelto con il criterio di compatibilità con questo stile relazionale.

Idealizzare il partner: generalmente il dipendente affettivo si comporta, malgrado evidenti indizi che potrebbero portare nella direzione opposta, come se dovesse combattere a favore del partner. Le ragioni sono abbastanza auto evidenti: abbattere il partner significherebbe abbattere la relazione e il risultato finale sarebbe il distruggere sé stessi. Perciò si tende a mantenere in piedi un legame malato, che nel tempo le trame patologiche possono rendere indissolubile.

Svalutare se stessi: così come la luna non brilla di luce propria ma riflessa, rimanere in una relazione di dipendenza significa rinunciare ad aspirare alla propria autonomia e libertà e il rimanere soggiogati porta alla svalutazione, anche profonda, di sé e delle proprie potenzialità.

Compiacere l’altro: significa regalare la propria esistenza all’altro, malgrado qualsiasi indicatore misuri al minimo le possibilità di ripresa.

Non realizzare di non essere vittime ma complici: la visione necessaria per comprendere le relazioni di dipendenza affettiva non è monodimensionale ma bidimensionale. Il legame di dipendenza necessita di un partner che mendica amore e attenzione, che ha caratteristiche vicine al masochismo, ma anche del partner “vampiro”, che attinge dal masochismo trasformandolo in sadismo e si nutre del bisogno di amore per alimentare il proprio sé. E’ un incastro talmente perfetto da diventare spesso inossidabile. Stiamo parlando, ovviamente, di rapporti profondamente asimmetrici.

Annullarsi: rendersi nulli di fronte agli occhi del compagno o della compagna e del prossimo significa rendersi meno interessanti, trasmettere la propria infelicità, l’assenza di qualsiasi energia vitale, perdendo qualsiasi possibilità di seduzione (sedurre = condurre a sé).

Sentirsi non degni di amore: genera insicurezza e alimenta reciprocità di possesso e gelosia, trasformando le relazioni in catene.

Perdere la propria personalità: stabilire e consolidare rapporti di dominio e sottomissione significa rinunciare a se stessi.

Dire sempre di si: implica rinunciare alla propria capacità assertiva e questa condizione è generalmente pervasiva e capace di diffondersi anche alle altre relazioni.

 

Ma allora perché accade?

E’ possibile trovare diverse chiavi di lettura dell’amore malato.

Di solito le vittime della dipendenza affettiva sono le donne, quindi credo sia importante partire dall’analisi della cultura che produce i nostri legami d’amore.

 

La lettura culturale. Talvolta è possibile osservare le condizioni ideali del nascere della dipendenza addirittura prima che arrivi una relazione affettiva in cui manifestarla: alcune donne sono talmente invischiate nella cultura patriarcale e si sentono così identificate nell’utopia dell’amore che salva e guarisce, che si sentono assolutamente infelici senza una relazione. L’essere da sole rappresenta una sconfitta di fronte a se stesse e all’intera umanità…molto meglio male accompagnate. Sin da piccole le donne imparano a delegare la propria felicità all’arrivo del principe azzurro… niente principe azzurro, niente felicità. La solitudine è il grande spettro da combattere, una bestia rara, una sconfitta alla propria femminilità e di conseguenza l’amore è essenziale per la sopravvivenza. Poco importa se la relazione diventa il luogo della mortificazione, è premiante semplicemente l’essere in coppia.

 

La lettura psicologica: L’intossicazione affettiva ed emotiva, secondo alcuni autori, trova le sue origini nei bisogni infantili inappagati: i bambini in cui il bisogno di amore rimane non soddisfatto possono adattarsi limitando le proprie aspettative e da adulti questi soggetti dipendono dagli altri per quanto concerne la cura di sé stessi, la soluzione dei problemi, temendo di essere respinti. Sono persone, in particolare donne, come abbiamo visto, che non hanno fiducia delle loro abilità e che si giudicano come persone non degne di amore. Il bisogno di sicurezza fa da guida a ogni loro progetto emotivo: sono ossessionate da bisogni impossibili e da aspettative assolutamente non realistiche, sono portate a pensare che operando a favore del loro compagno, metteranno al sicuro il loro rapporto. Le occasioni di delusione e di risentimento che possono verificarsi rendono inutile un simile progetto. In altre parole, si conta sulla relazione affettiva per guarire le proprie ferite o carenze, senza assumersi in proprio la responsabilità del cambiamento, liberandosi dei traumi del passato, per camminare con maggior leggerezza nel presente.

La lettura traumatica: i legami di dipendenza sono generati dai maltrattamenti fisici ed emotivi che condizionano le persone nel produrre rapporti d sottomissione. Molte donne dipendenti affettive hanno subito abusi sessuali, maltrattamenti fisici ed emotivi e rappresentano un quadro sintomatologico molto simile a quello proposto dal disturbo post-traumatico da stress.

 

L’amore tossico

La dipendenza affettiva presenta diverse caratteristiche in comune con le dipendenze in generale, ma sviluppandosi nei confronti di una persona, la rende più difficile da contrastare e riconoscere. Ciò accade per le caratteristiche intrinseche dell’amore e dell’innamoramento, che hanno indubbiamente a che fare anche con una buona dose di “lasciarsi andare”, di vivere un’esperienza di fusione con l’altro, che tende a scemare con lo stabilizzarsi della relazione. Nei casi di “dipendenza affettiva” l’esperienza di fusione con l’altro e nell’altro tende ad aumentare nel tempo anziché scemare.

Le caratteristiche legate alla dipendenza possono essere brevemente riassunte nelle seguenti:

  • L’ebbrezza: il soggetto dipendente affettivamente prova una sensazione di ebbrezza nella relazione con il partner, che gli è necessaria per star bene.
  • La dose: il soggetto cerca dosi sempre maggiori di presenza e di tempo. La sua mancanza lo getta in uno stato di prostrazione. Le attività quotidiane sono trascurate e l’unica cosa importante è il tempo trascorso con l’altro.
  • Perdita dell’io: nella dipendenza affettiva esiste un alto rischio di perdita di sé, della propria capacità critica e quindi, a maggiore ragione, della critica dell’altro, vissuto come irrinunciabile nutrimento. Il senso di perdita di identità è seguito da sentimenti di vergogna e rimorso. In alcuni momenti si percepisce qualcosa di distorto nella relazione con l’altro, che la dipendenza è nociva e che se ne farebbe a meno, ma la sensazione è quella di essere intrappolati in un modello dipendente che fa sentire indegni e che spinge ancora di più nelle braccia dell’altro, che accoglie, perdona, ben felice talvolta di possedere.

La dipendenza affettiva genera uno stato potentissimo di paura: paura della solitudine, di essere diversi dagli altri, di non meritarsi amore, di impegnarsi, di ricadere in situazioni ancora peggiori, paura del tradimento e del confronto, paura di essere nuovamente lasciati o traditi.

 

 


Ti prego, lasciami andare:

il pensiero dell’alba

è in me così alto

che non occorrono boschi

per poter camminare.

Ti prego, lasciami vivere

questo assurdo pensiero,

questa passione intensa

non fa che ardere odio

entro le madri oscure

che tu fai piangere, amore,

soltanto per errore.

 

ALDA MERINI

 

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