Posts made in luglio, 2016

Difendersi dai prepotenti (si può!)

Posted by on lug 26, 2016 in News | 0 comments

Difendersi dai prepotenti (si può!)

Se fosse solo ignoranza potremmo tentare di esserne indifferenti, ma quasi sempre l’esibizione di forza si accompagna alla prepotenza che, purtroppo, non è solo un problema soggettivo, come dimostrano i fatti quotidiani, ma collettivo. Essa rappresenta lo specchio di un modello culturale dilagante e vincente, del personaggio che ha sempre ragione, che non deve chiedere mai, che non sbaglia mai, che possiede armi, potere  e amicizie giuste per far valere il suo punto di vista. Molti di noi nella vita hanno avuto a che fare con persone aggressive e intimidatorie, sia all’interno delle relazioni intime, ma anche di quelle più allargate: a scuola, al lavoro, in famiglia, tra i vicini di casa, un semplice passante. Ci sono, infatti, individui che possono sembrare tranquilli e pacifici per anni, ma che poi costruiscono vespai di conflitti e sotterfugi, che probabilmente rappresentano le proiezioni dei nodi irrisolti che da sempre vivono con loro stessi. Ma perché occuparsi delle vittime dei prepotenti? Perché, spesso, la prepotenza paralizza e rende incapaci, inattivi, spaventati. In altre parole la prepotenza ci rende vittime. Il prepotente spesso sostiene la propria mortificante tesi su finti saperi e finte conoscenze e competenze: mette in piedi un castello di carte che a volte è possibile abbattere con un solo soffio. Ho pensato di mettere in fila alcune piccole strategie di sostegno alle vittime  nelle relazioni con i prepotenti, perché chi subisce è spesso confuso e annichilito e ha bisogno di una stampella, anche operativa, al proprio modo di porsi. Quelle di seguito riportate sono indicazioni volutamente generiche, ognuno prenderà in considerazione quella che fa al caso proprio. Mantenere la maggior distanza possibile dal prepotente: evitare di entrare in contatto con lui per quanto possibile; Parlare con qualcuno: l’uscita dalla solitudine e il confidarsi con qualcuno è un fattore di protezione importantissimo per sentirsi sostenuti. L’appartenere ad un gruppo libera dal senso di isolamento e vergogna; Darsi tempo e prendere tempo (azione, non reazione): la persona aggressiva generalmente incalza e sollecita un fare o una risposta ad un’aggressione. Prendere tempo significa passare da una condizione di reazione ad una di progetto. L’azione non calibrata, infatti, aumenta la possibilità di incorrere nell’errore, anche semplicemente di rispondere con lo stesso tono dell’aggressore. Il sollecitare all’azione (sbrigati, deciditi, fai, dimmi….) mette la vittima del prepotente in una condizione di debolezza. Perciò: prima di rispondere contare fino a 100 e quando possibile riservarsi la possibilità di decidere con calma. Mantenere un atteggiamento neutro e di ascolto è la strategia migliore, rispondendo: “OK, CI PENSO”. Prendere tempo si può! Chiedere aiuto, verificando gli argomenti con i quali si è minacciati e ricattati e conoscere i diritti e i doveri legati al contesto in cui la prepotenza viene agita (luogo di lavoro, matrimonio, relazioni famigliari, rapporti di vicinato). Spesso il prepotente brandisce argomenti e leggi inesistenti, ipotesi fantascientifiche e improbabili, tutto ovviamente a suo favore. E’ proprio questo il fine della prepotenza: imporre senza diritto la propria volontà. Conoscere e far valere i propri diritti è quindi fondamentale. In caso di minaccia alla propria incolumità è consigliabile chiedere aiuto alle forze dell’ordine. Dotarsi di strumenti per esprimere pensieri lucidi e giudizio obiettivo sulla realtà: non accontentarsi degli scenari prospettati dal prepotente attraverso le sue minacce, ma imparare a vederli come oggettivamente sono, avvalendosi anche dello sguardo altrui. L’atteggiamento tipico del prepotente è quello di puntare sul senso di colpa e sull’ inadeguatezza dell’interlocutore, facendolo sentire in errore. Evitare le accuse che portano inevitabilmente ad inasprire i conflitti. Meglio non mettere l’accento sui limiti e i problemi dell’altro (e tu allora?), ma identificare i tempi e i luoghi in cui il conflitto possa essere risolto senza...

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Stragi e altre catastrofi: come affrontare paura e incertezza

Posted by on lug 17, 2016 in News | 0 comments

Stragi e altre catastrofi: come affrontare paura e incertezza

In questi giorni il ritmo degli avvenimenti catastrofici è incalzante e legato al quotidiano di ciascuno di noi: come non essere condizionati dalla apparente pericolosità di azioni normali come prendere un treno, passeggiare con la propria famiglia in una tranquilla serata estiva? E ancora, come non sentirsi vittime di un clima politico internazionale incredibilmente instabile e tormentato? I sondaggi e le indagini sulla popolazione ci confermano che molti si sentono più esposti a pericolo di stragi, a sentimenti di incertezza e insicurezza legati al disagio sociale generale, al tema dell’immigrazione e a quello dell’instabilità politica ed economica. Questo sentimento di disagio può aumentare nei bambini e negli anziani e in chi trascorre molto tempo davanti alla televisione. Per gestire meglio quello che sta accadendo in questi giorni è necessario comprendere quello di cui l’essere umano ha bisogno per godere di un buon senso di benessere. Secondo Abraham Maslow (1908-1970), psicologo statunitense, il nostro benessere è direttamente proporzionale alla soddisfazione di alcuni bisogni fondamentali che possono essere rappresentati attraverso una piramide in cui il passaggio allo stadio superiore può realizzarsi solo dopo la soddisfazione dei bisogni di grado inferiore. Alla base della piramide subito dopo i BISOGNI PRIMARI (Necessari alla sopravvivenza: aria, acqua, cibo, riparo, sonno, sesso), sono posizionati quelli di SICUREZZA (Senso di protezione, tranquillità, sicurezza del corpo, della salute, della famiglia, dell’occupazione, dell’accesso alle risorse) e quelli di APPARTENENZA E AMORE (Necessità di sentirsi parte di un gruppo, cooperare, essere amati ed amare, amicizia, famiglia, intimità sessuale), i quali aprono la strada al BISOGNO DI STIMA (Essere rispettato, apprezzato ed approvato, sentirsi competente e produttivo – autostima -) e a quello di AUTOREALIZZAZIONE (Realizzazione delle proprie aspirazioni e della propria identità, nella società e nel gruppo). In altre parole, in questi giorni è stato minato alla base uno dei nostri bisogni fondamentali: il senso di sicurezza. Come proteggersi, dunque, da quello che ci appare minaccioso perché imprevedibile e incontrollabile e ci fa sperimentare una grande paura? Come ridurre i pensieri negativi che ci focalizzano minacciosamente sull’evento temuto e ci conducono esclusivamente a pensieri e ricordi negativi che confermano e condizionano le nostre credenze? La strategia da privilegiare per stare meglio è quella di muoversi per trasformare l’ansia in preoccupazione. Mentre la prima paralizza, la seconda ha lo scopo adattivo di promuovere azione e reazione: Scegli consapevolmente le fonti di informazione: evita di trascorrere troppo tempo di fronte alla televisione che ha generalmente un approccio sensazionalistico ed ossessivo e propone ripetutamente le stesse immagini che finiscono con il diventare un tormentone e con l’alimentare un circuito negativo. Le categorie più a rischio di passività critica sono i bambini e gli anziani; Socializza i tuoi stati d’animo negativi: condividendo le paure con le persone che ti circondano (promuovendo discussioni, confronti, scambi): parlare con amici, parenti e conoscenti aiuta ad esprimere l’ansia, ad elaborarla, a sentirsi protetti ed amati; Aumenta il tuo senso di potere su quanto accade: attivandoti in azioni volte a modificare la situazione. Per la stessa ragione di prossimità per cui la violenza fa paura, è possibile occuparsi attivamente di situazioni di disagio e marginalità che si trovano vicino a casa nostra e che generano malessere ed emarginazione; Chiedi aiuto: se ti accorgi che l’ansia nel tempo aumenta, affidati a una psicoterapia specifica. Possono essere sufficienti anche poche sedute per ridimensionare lo stato di allerta. Il lato oscuro di queste paure è rappresentato dalla tentazione di non assumerci responsabilità individuali, proiettando sugli altri sia le colpe che la possibilità di soluzione. Il nostro sistema sociale ci consente di esercitare attivamente la nostra cittadinanza, di esprimere e scegliere, capire e opporsi, ritagliandosi un piccolissimo...

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