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Amare se stessi: dove nasce questa capacità?

Posted by on apr 18, 2016 in News | 0 comments

Amare se stessi: dove nasce questa capacità?

Essere in grado di volersi bene è una grande risorsa perche è ciò che pone in condizione di mettersi positivamente in relazione con gli altri. Erich Fromm sosteneva che per poter amare veramente gli altri è prima di tutto necessario amare se stessi. Amarsi vuol dire tenere in considerazione il proprio sentire emotivo, avere profondamente a cuore se stessi e il proprio benessere. Ma dove impariamo a volerci bene, dove comprendiamo di valere o di non valere? La capacità di amarci può essere ricondotta ai primi legami di attaccamento, cioè allo sguardo più o meno amorevole che ci è stato rivolto in tenerissima età da parte di chi si è occupato di noi quando siamo venuti al mondo, che ci ha fatto sentire degni di attenzione, accettazione e che ci ha trasmesso il senso del nostro valore e delle nostre capacità: i nostri genitori. Se ci si ama probabilmente si è stati rassicurati, coccolati, protetti, abbracciati, consolati, ascoltati, capiti. I nostri genitori o caregiver, in altre parole, hanno un ruolo fondamentale nel determinare quello che siamo, la nostra autostima, la percezione di poter incidere sul nostro destino e sul nostro benessere, di essere padroni di noi stessi e soprattutto delle emozioni che sperimentiamo. Le prime esperienze, infatti, hanno definito il nostro modo di percepirci, di farci sentire angosciati, oppure felici, amati e completamente accettati anche quando stavamo male, o ci sentivamo soli, tristi e arrabbiati. Se nel corso della nostra infanzia la cura che abbiamo ricevuto è stata sufficientemente buona, probabilmente questo avrà creato buone strutture per essere: In grado di accettarci e di accettare le nostre emozioni; Consapevoli della propria emotività, del proprio vissuto e di che cosa scatena eventuali vissuti negativi; Soddisfatti e contenti di se stessi; Ma nel concreto come accade tutto questo? Quali sono i vissuti che gettano le basi dell’amore che noi proviamo nei nostri confronti? Lo stesso film si può svolgere in maniera completamente diversa a seconda dei protagonisti… CADERE E SBUCCIARSI UN GINOCCHIO: 4 STORIE  LA STORIA DI CLAUDIA Claudia ha 4 anni. Quando vede le sue ginocchia insanguinate corre dalla mamma a casa piangendo. La madre la accoglie con amore: “Povera Claudia, fa male vero? Ma ora ci penso io e ti pulisco la sbucciatura e ti metto un bel cerotto, vieni qui in braccio che ti disinfetto”. Dopo un po’ la bambina accudita e consolata dalla mamma si annoierà di stare in braccio e vorrà tornare a giocare…..ormai Claudia si è dimenticata di tutto… Claudia ha imparato che: Le sue emozioni e i suoi bisogni sono importanti Quello che sente è importante Quando sta male è consapevole che i suoi sentimenti sono autentici, veri e importanti Gli altri possono comprendere i suoi stati d’animo e sostenerla LA STORIA DI SEBASTIANO Quando Sebastiano torna a casa è in ritardo e ormai è ora di cena. Al suo ingresso la madre continua a trafficare in cucina con un’espressione stanca e distante. Sebastiano le dice che è caduto, ma che non si è fatta niente di grave. La madre non alza neppure la testa, continua con le sue faccende e le dice di andare a lavarsi le mani per la cena. Sebastiano ha imparato che: Quello che prova non è importante, dato che gli adulti non si sintonizzano con lui Quando ci si sente giù è meglio focalizzarsi su se stessi perché non si è degni di avere attenzione Non si può contare sugli altri perché sono distanti LA STORIA DI DONATELLA Donatella torna a casa piangendo quando sua madre è uscita a cercarla perché l’ha sentita urlare e ha capito che le era successo qualcosa...

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