Posts made in gennaio, 2015

Perché sono soprattutto le donne ad essere vittime dalla dipendenza affettiva?

Posted by on gen 28, 2015 in News | 2 comments

Perché sono soprattutto le donne ad essere vittime dalla dipendenza affettiva?

C’era una volta una bambina che credeva alle favole.…che c’è di male in questo? Nulla se il concetto di esclusiva realizzazione nell’amore da parte delle figure femminili non appartenesse all’archetipo maggiormente frequentato dalla letteratura per bambine. Principesse ed affini lottano contro una sorte avversa che le porta a mille peripezie e che le conduce immancabilmente al matrimonio… e vissero poi felici e contente. Magari! La felicità e la realizzazione di se stesse sono vendute come condizioni che possono essere delegate ad un altro essere umano che possiede e determina. Lui, attraverso il suo amore e il suo prestigio, contribuisce in maniera decisiva alla realizzazione di lei. Il dramma delle donne inizia quando il principe azzurro tanto atteso non arriva o peggio quando, disgraziatamente, è completamente disinteressato alla felicità della principessa. Proprio li finisce la storia e comincia il dramma che si chiama dipendenza affettiva… Viaggi nella sofferenza femminile alla ricerca disperata di affetto dove desiderio e follia si combinano pericolosamente. E raramente si vive per sempre felici è contenti…. La dipendenza affettiva è rappresentata da uno stato patologico nel quale la relazione di coppia è l’unico teatro possibile della propria esistenza, anche se ad andare in scena è un vero e proprio dramma. Si tratta di una condizione necessaria per sopravvivere, la linfa vitale di cui nutrirsi. Chi vive questa condizione attribuisce valore assoluto alla relazione d’amore e annulla se stessa lasciando inascoltati i propri bisogni, anche primari e le proprie necessità. Tutto questo è indispensabile per evitare la tragedia più grande e inaffrontabile: la rottura della relazione. I sintomi della dipendenza affettiva sono i seguenti:   Il terrore dell’abbandono o di perdere l’oggetto d’amore; L’essere disposte ad accettare qualsiasi condizione pur di non perdere l’oggetto d’amore; Il mettersi sempre in secondo piano rispetto alla relazione; Fedeltà estrema, malgrado tutto; Gelosia; Estrema paura della solitudine; Stato di allarme di fronte ai conflitti di coppia; Assenza di confini tra sé e l’altro; Senso di colpa e autoaccusa per tutto quello che accade all’interno della coppia.   Ma perché sono soprattutto le donne ad essere colpite da questo problema e da questo modo di vivere le relazioni? Alcune di noi sono completamente identificate nell’utopia dell’amore che realizza, che salva e guarisce e si sentono assolutamente infelici senza una relazione. Non avere un compagno rappresenta una sconfitta assoluta di fronte a se stesse, alla propria famiglia, al mondo intero, ma spesso questa caratteristica è così parte di loro da non averne nessuna consapevolezza…molto meglio male accompagnate. Sin da piccole le donne imparano a delegare la propria felicità all’arrivo del principe azzurro… niente principe azzurro, niente felicità. La solitudine è il grande spettro da combattere, una bestia rara, una sconfitta alla propria femminilità e di conseguenza l’amore è essenziale per la sopravvivenza. Poco importa se la relazione diventa il luogo della mortificazione, è premiante semplicemente l’essere in coppia. Alcune donne sono talmente invischiate nella cultura patriarcale e si sentono così identificate nell’utopia dell’amore che salva e guarisce, che si sentono assolutamente infelici senza una relazione, questo perché vengono educate sin da piccole nell’illusione di potersi realizzare nell’incontro dell’amore ideale, di qualcuno che si farà carico di difenderle e condurle verso la felicità. Secondo Simone De Beauvoir, autrice de “Il secondo sesso”, il sogno di annientamento rappresenta, in realtà, l’avido desiderio di essere e, nell’abbandonarsi completamente, la donna spera che il suo amore ideale le dia il possesso di sé stessa e del mondo che la circonda. In un passaggio cita le parole di una paziente di Pierre Janet, specialista di malattie nervose del diciannovesimo secolo, che espresse in maniera molto chiara lo spirito...

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Salvarsi dalla dipendenza affettiva: 8 passi per liberarsi dalla tela del ragno

Posted by on gen 21, 2015 in News | 1 comment

Salvarsi dalla dipendenza affettiva: 8 passi per  liberarsi dalla tela del ragno

Le ragnatele sono fatte apposta per conservare al loro interno le prede a lungo: sono costruite attraverso l’unione della seta in vari punti ben precisi perché reggano la tensione, la pressione e il peso. Il ragno è capace di emettere due tipi di filamenti per intrappolare meglio: il primo tipo è creato per agire direttamente sulle vittime, bloccando gli insetti di cui si ciba, mentre il secondo è quello utilizzato per costruire la ragnatela, oggetto di studio di molti ricercatori per via delle sue proprietà tecniche. Essa, infatti, pur apparendo fragile e facilmente annientabile, quasi un nulla, è particolarmente resistente: il suo carico di rottura è confrontabile all’acciaio di alta qualità! Il ragno agisce in maniera inesorabile sia sull’insetto che intende catturare, sia sull’ambiente che lo circonda, creando una condizione difficilmente contrastabile perché più la preda si dibatte più si immobilizza: i mezzi che usa sono all’avanguardia per capacità di annichilimento. Anche la condizione di chi è vittima di dipendenza affettiva è di annichilimento, travestita da un intensissimo, appassionante, totalizzante ed ossessionante modo di vivere le relazioni d’amore. Il rovescio della medaglia è rappresentato dalla consegna completa ed incondizionata di se stessi ad un altro essere umano. Le relazioni che partono con queste premesse sono caratterizzate dall’invischiamento, proprio come se ci si trovasse in una perfetta tela tessuta da un ragno che sa il fatto suo: ovunque si metta piede si resta appiccicati e il passo successivo non fa che aumentare il legame e allo stesso tempo il senso di trappola, fino a sentirsi completamente preda o vittima del ragno, in uno stato di disarmo e passività. Si è martiri della dipendenza affettiva quando si concede troppo, quasi tutto di se stessi, giustificando il brutto carattere del partner e i suoi soprusi, adattandosi a qualsiasi condizione e lasciando inascoltati i propri bisogni per modificarli e piegarli alla volontà dell’altro. Questo stato di schiavitù emotiva mette a repentaglio la propria sanità mentale, minando alla base l’autostima e il proprio senso di identità, malgrado umiliazioni, pesci in faccia e prove evidenti che non si tratta di una relazione di reciprocità ma di un vero e proprio senso unico. Talvolta si realizza a fatica di essere vittime di una  dipendenza perché i legami rendono sempre un po’ dipendenti e ciò fa sempre un po’ parte dell’amore. Ma alcune volte la partita si complica, ci si ritrova veramente fragili e vulnerabili a mendicare le briciole di un riconoscimento affettivo, quello che non si è mai riusciti ad avere. Cosa protegge dalle dipendenze affettive? Probabilmente l’essersi sentiti riconosciuti e di valore nelle relazioni primarie, l’essere stati amati abbastanza, l’essersi sentiti voluti, desiderati e amati. La “ferita dei non amati” apre la strada a tentativi di saldare crediti emotivi che risalgono a molto tempo prima e allora si puntano i piedi sulle relazioni sbagliate, sperando di ottenere, finalmente, il dovuto risarcimento.   Uscire dalla tela del ragno significa:   Riconoscere di aver abdicato il proprio progetto di vita a favore di quello del proprio compagno; Prendere atto che sarà un passaggio di sofferenza, ma molto meglio soffrire per il proprio bene che per il proprio male; Farsi carico della propria situazione: nessuno può salvare la vittima della dipendenza affettiva o sostituirsi ad essa; Normalizzare il senso di vuoto: solo accettandolo e sentendolo si trova la strada per colmarlo; Sperimentarsi nel darsi cura e amore. Il vuoto, nel tempo, sarà colmato dal benessere che deriverà da questa nuova capacità; Imparare a riconoscere quali sono le relazioni positive e quali quelle negative, quali quelle in cui si è amati e quelle in cui ci si sente usati; Comprendere dove e quando...

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Amori “light” o “finchè morte non ci separi”?

Posted by on gen 9, 2015 in News | 0 comments

Amori “light” o “finchè morte non ci separi”?

Considerazioni e dati sull’amore e sui divorzi al tempo del “tutto possibile”    Le moderne relazioni secondo il filosofo Zygmunt Baumann si caratterizzano per la liquidità. Se la modernità si definiva per la struttura rigida, dura e atrofizzata del sistema, che si fondava sull’esclusione delle diversità e sulla fissità delle categorie e dell’ordine sociale, oggi la situazione postmoderna sembra proporre una condizione completamente rovesciata. Il contemporaneo è liquido, ha cioè perduto ogni caratteristica di rigidità ma al tempo stesso d’identità. Il liquido non ha una forma propria ma si adatta alle mutevoli forme che sono proposte. Se da un lato, così, vige la libertà più assoluta, dall’altro viene a mancare la possibilità di società, cioè una reale condivisione di forme sociali, valori, interessi. Così se l’amore moderno era finalità, progetto, trascendenza, universalità, eternità, continuità, determinatezza, creazione, concentrazione, profondità, identità, alienazione, quello postmoderno è gioco, caso, immanenza, particolarità, caducità, discontinuità, indeterminatezza, decostruzione, dispersione, superficie, gioco di ruolo, pluriappartenenza. E’ importante anche rilevare che è questo clima sociale meno inflessibile e rigido che ha consentito la rivoluzione femminile e l’uscita del ruolo della donna da stereotipi di genere che l’avevano condannata a millenni di subalternità. I cambiamenti del femminile hanno posto il genere maschile, rassicurato precedentemente da granitiche certezze e tutele, in una posizione di ridefinizione della propria identità e delle proprie relazioni. E’ di nuovo la liquidità che ha consentito all’omosessualità di uscire dall’alienazione e dallo stigma e di parlare ai nostri giorni di famiglia omosessuale. Ci si può tirare indietro da questo? No, credo ci siamo dentro, tutti, fino al collo e che la palla di neve si sia trasformata in valanga, che sta spazzando via il precedente sistema sociale. Stando così le cose, però, in questa fase forse di passaggio, per poter essere sostenuti da una base poco solida e molto liquida non resta che schizzare in relazioni veloci, lampo, rapide, che non sanno sostare. In altre parole, come sosteneva Ralph Waldo Emerson, “Quando si pattina su ghiaccio sottile, la salvezza sta nella velocità”. Essere sempre in movimento, però, diventa un obbligo per non sprofondare e l’andare sempre di corsa rappresenta una fatica massacrante. Rimane da risolvere il dilemma se l’amore sia quella cosa che incontriamo già fatta sulla nostra strada, già confezionata e pronta per l’uso, oppure quel processo, che implica tempo di costruzione e decostruzione, che accade nel corso della vita di coppia, fatto di momenti belli e brutti, di passioni, musi lunghi, rancori e rigenerazioni. In quest’ultimo caso l’amore non è pronto ma si fa. Fare l’amore è d’altra parte un’espressione di uso comune. Le relazioni rappresentano il centro del boom delle consulenze del nostro tempo e le persone chiedono aiuto per poter sbrogliare matasse amorose alquanto ingrovigliate… L’eccitazione dei primi momenti si trasforma il paralisi che impedisce qualsiasi scelta, un muoversi tra attrazione e repulsione tra gioie e paure che si riflette nella totale incapacità di agire. Le persone che si rivolgono ad “esperti” sperano di trovare la ricetta per come muoversi, per evitare amari errori e per trovare una strada lastricata di felicità. Le soluzioni che le persone cercano viaggiano su opposti poli: da un lato c’è chi cerca di capire come lasciare facilmente e senza molti drammi un amore ormai concluso, dall’altra parte si trovano i feriti nel cuore e nell’anima che non trovano consolazione al loro dramma. Nei tempi in cui in amore tutto è possibile, come stanno mutando i costumi e dove si direziona la famiglia tradizionale? Ecco alcuni dati: Ci si sposa ogni anno sempre meno dal 1972, con un aumento nel 2012 grazie alla ripresa di matrimoni tra...

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