Posts made in novembre, 2014

La paura di decidere e l’asino

Posted by on nov 27, 2014 in News | 2 comments

La paura di decidere e l’asino

Per alcune persone, prendere una decisione rappresenta una vera e propria tragedia a causa dell’incapacità di scegliere tra le diverse opzioni che si presentano rispetto ad un determinato tema. Non è detto, peraltro, che il nodo da sciogliere sia di vitale importanza, stiamo parlando sia del prendere posizione rispetto a quali scarpe acquistare, che del definire aspetti importanti della propria esperienza, come la fine di una relazione o un matrimonio, un trasloco, o l’intraprendere una convivenza, oppure scegliere un corso di laurea. Ogni scelta, oltre a corrispondere ad attese diverse e a diversi progetti e ipotesi per il futuro, sarà sottoposta al vaglio e al giudizio della collettività, cioè di parenti, amici, e conoscenti e questo certo non facilita, soprattutto chi teme di non corrispondere alle aspettative del prossimo. La paura di sbagliare e di commettere delle imprudenze porta a rimandare le decisioni nell’illusione che magicamente si dissolvano insicurezze e timori. Il paradosso del non fare è che la procrastinazione diventa essa stessa produttrice di esiti, con la differenza che essi derivano da azioni non intenzionali per cui, pur producendo dei risultati, difettano di contenuti di volontà e intelligenza. Saper decidere non implica il non sbagliare e l’errore non rappresenta un’esperienza distruttiva, ma uno degli inevitabili esiti del decidere. L’etimologia della parola de-cidere, infatti, ci dice che de-cidere significa tagliare via, cioè escludere alcune possibilità e tenerne altre. La decisione, quindi, contiene sempre un lutto, la perdita di ciò che si esclude, ma anche il non scegliere una nuova strada significa perdere, perdere la possibilità di intraprendere una nuova via. Ci sono persone che sfrecciano tra una decisione e l’altra e altre che perdono sei mesi su cose banali. Che cosa incide sulla capacità di prendere decisioni, dunque? Incidono molto la sicurezza, l’assertività e l’autostima di una persona, che sono strutture che si costruiscono nel corso dell’età evolutiva e sulle quali influiscono molto le posizioni dei genitori. Se le figure genitoriali criticano ogni decisione presa si può arrivare al punto del ritiro totale e del sentirsi completamente incapaci di decidere perché non ci si sente all’altezza. Il senso di autoefficacia nelle proprie azioni e nei confronti dei fatti della vita aumenta quando aumenta il “locus of control” interno. Persone molto diverse tra di loro, ma con simili abilità, o la stessa persona in situazioni di vita diverse, possono compiere azioni adeguate, inadeguate o straordinarie, a seconda della fluttuazione della loro percezione di efficacia. L’autoefficacia viene modulata dal soggetto a seconda delle sue previsioni di successo o insuccesso e influisce sulla previsione di difficoltà e sugli ostacoli, che in caso di alta autoefficacia sono percepiti come stimolanti, mentre in caso di bassa efficacia come ostacolanti generatori di comportamenti di evitamento e abbandono. Il senso di autoefficacia dipende in gran parte dalle esperienze di successo o fallimento che il soggetto ha accumulato, ma è molto importante anche la valutazione che si fa sulle cause (locus of control) che hanno generato tale successo o fallimento. Il ” locus of control” rappresenta la modalità di rappresentazione degli eventi che accadono, secondo la polarità esterno/interno. Nel primo caso il soggetto attribuisce la responsabilità di quanto è accaduto a variabili esterne a sé (fortuna, collaborazione di altri, situazioni di favore o sfavore), nel secondo caso interne a sé (impegno e capacità personali). Ovviamente tanto più è presente un “locus of control” interno, tanto maggiore sarà la percezione di autoefficacia e tanto più facile sarà prendere decisioni con rapidità e senso di equilibrio. L’autoefficacia incide sull’impegno che il soggetto imprime alle azioni, ma anche sulla valutazione di difficoltà e ostacoli che si incontreranno, che saranno percepiti come...

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VADEMECUM: come sostenere una donna che subisce violenza

Posted by on nov 24, 2014 in News | 0 comments

VADEMECUM: come sostenere una donna che subisce violenza

Rivolgo questo breve scritto sia alle donne che subiscono direttamente violenza che alle persone che stanno loro accanto e che generalmente non sanno come muoversi. La violenza di cui parlo è quella domestica, agita da un uomo (marito, compagno, fidanzato o un ex) su una donna.   FATTORI CHE TRATTENGONO LE DONNE DAL LIBERARSI DALLA VIOLENZA:   Vergogna: le donne hanno subito situazioni così umilianti che considerano una ulteriore umiliazione confessare la propria condizione ad altre persone che vivono in una presunta condizione di “Mulino bianco”. Spesso provano colpa per la loro condizione. Ciclo della violenza: la situazione di violenza in famiglia non è mai uniforme ed alterna momenti di maltrattamenti fisici, economici, sessuali e psicologici a momenti di “luna di miele”. Questa situazione getta grande confusione sulla capacità delle donne di reagire; Camminare sulle uova: qualsiasi evento può essere potenzialmente catastrofico e trasformarsi in una tragedia, dalla pasta scotta, ai figli che urlano, alla camicia mal stirata. Le donne conducono una vita centrata esclusivamente sul controllo della situazione; Traumi: le situazioni traumatiche generano fisiologicamente confusione, offuscamento cognitivo e congelamento e molte donne maltrattate vivono in questa condizione che ritarda la loro emancipazione; Timore rispetto i propri figli. La paura che condividono quasi tutte le donne maltrattate è quella di perdere i propri figli, soprattutto perché generalmente questo argomento è il cavallo di battaglia del maltrattante. Per fortuna le donne vengono tutelate dai servizi e dalla legge e la possibilità che i figli vengano allontanati, malgrado le scarse possibilità economiche della madre o il suo stato di prostrazione e confusione, sono assolutamente remote. I figli sono spesso vittime di violenza assistita, che genera problemi analoghi a quella subita direttamente. I bambini stanno bene lontano dalla violenza; Paura di non farcela: anni di sottomissione e logorio psicologico minano alla base l’autostima, perciò le donne hanno perso la speranza di potersela cavare da sole; Paura: le donne temono un gesto estremo se si allontanano e questo protrae per anni, o per sempre, la loro sofferenza; Dipendenza economica: anni di maltrattamenti hanno condizionato la vita lavorativa, provocando, a volte, il licenziamento; Solitudine: le donne maltrattate sono quasi sempre sole e la solitudine genera isolamento psicologico, paura di non farcela, paura di sbagliare; Giustificare il loro compagno o marito: ha sofferto molto, ha avuto una vita infelice, una madre che non li ha amati, un padre assente e l’aspirazione delle donne è di liberarlo dalla sofferenza, dall’incantesimo del maleficio. Le donne sperano che il loro amore produca cambiamento sui loro compagni.   COSA FARE PER TUTELARSI E LIBERARSI DALLA VIOLENZA   Chiedere aiuto e sostegno e contrastare la solitudine è un ottimo punto di partenza. Spesso un punto di vista diverso dal proprio (amica, amico, parente, centro antiviolenza, psicologa) è molto utile per chiarirsi la situazione; Cercare informazioni su internet riguardanti i Centri Antiviolenza e le associazioni di volontariato della propria zona (Telefono Rosa o altre), oppure ricorrere al numero verde nazionale antiviolenza 1522 (gratuito), per chiedere informazioni. I centri antiviolenza e le associazioni di volontariato offrono generalmente consulenza legale gratuita e sostegno psicologico, sempre gratuito. Referto e denuncia: quando si subisce una situazione di maltrattamento fisico o psicologico è fondamentale farsi refertare al Pronto Soccorso più vicino, dichiarando la violenza subita, che verrà così scritta “nero su bianco”. Non solo le percosse, ma anche stati d’ansia e di confusione possono essere refertati. Entro 90 gg le donne possono decidere se sporgere o meno denuncia (180 gg. in caso di stalking e violenza sessuale). L’ospedale presso il quale ci si rivolge procederà d’ufficio alla denuncia della situazione solo per una prognosi superiore ai 20 giorni, quindi in casi piuttosto gravi. Informarsi sui propri diritti: essere...

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Il coraggio di essere TRANS = Il coraggio di essere se stessi

Posted by on nov 19, 2014 in News | 0 comments

Il coraggio di essere TRANS = Il coraggio di essere se stessi

20 novembre 2014 – Giornata mondiale in ricordo delle PERSONE TRANSESSUALI uccise dal pregiudizio Ho sentito parlare di transessualità per la prima volta a scuola, all’inizio degli anni ’80, in termini transfobici ovviamente: il mio preside frequentava i transessuali che si prostituivano presso la stazione di Verona e la sera mezza scuola organizzava scorribande per spiare la scabrosa situazione, più o meno quello che accade ogni giorno in tante parti del mondo. Troppo presa dal mio egocentrismo adolescenziale, il tema mi ha veramente toccato almeno trent’anni dopo quando sulla mia strada ho incontrato una persona transessuale malata di una profonda sofferenza generata dalla lotta quotidiana per essere se stessa. Anche se le cose per lei si erano messe per il verso giusto, soffriva di un malessere radicato nelle sue relazioni quotidiane, le presunte normali relazioni di qualsiasi persona. Malgrado avesse una famiglia che si era presa cura di lei, nulla poteva essere vissuto e il presente rappresentava una lotta per la sopravvivenza. Questo ricordo rappresenta per me un incontro con una delle più dolorose storie di “male di vivere” che io abbia mai avvicinato nella mia carriera sociale, ho toccato e sentito la sua anima stanca e lacerata, la sua sofferenza indicibile e profonda…ricordo di aver sentito nella pancia un profondo imbarazzo per quello che lei doveva subire ogni giorno. In quei mesi ho scoperto che nella mia città, Verona, solitamente conosciuta per la sua scarsa accoglienza e per la sua padana avversità al diverso, c’era un gruppo attivissimo di persone transessuali che negli anni hanno sviluppato diverse iniziative culturali, di sensibilizzazione e di promozione di politiche attive sul territorio, tra cui la fondazione di uno sportello trans, che ha offerto una serie di servizi gratuiti alle persone transessuali. La paladina di tutte queste iniziative si chiama Laurella Arietti e l’ultima volta che l’ho vista ringraziava tra le lacrime dell’applauso appena ricevuto e dichiarava che di solito non viene applaudita ma derisa. Laurella, candidata sindaco alcuni anni fa, per la sua purezza d’animo, la sua schiettezza e la sua voglia di lottare è una presenza importante e ingombrante per i benpensanti veronesi perché è una grande donna. Spero che i giovani possano incontrare il tema della diversità e della transessualità nelle scuole, lontani da luoghi di sfruttamento e umiliazione e da vergognose espressioni a cui molte persone sono ancora...

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L’attacco di panico: perchè il dio Pan ci possiede?

Posted by on nov 17, 2014 in News | 0 comments

L’attacco di panico: perchè il dio Pan ci possiede?

Il termine “panico” viene da Pan, dio della mitologia greca dei boschi e della natura dall’aspetto spaventoso perché mezzo uomo e mezzo caprone. Pan, solitamente riconosciuto come figlio del dio Ermes e della ninfa Driope, abita nelle foreste e ama inseguire le ninfe, emettendo urla incontrollate e provocando grande paura. Alcuni racconti lo descrivono spaventato dalle sue stesse grida, tanto è forte l’energia che riesce ad emettere. E’ un dio con una forte connotazione istintuale e sessuale, ama sia le donne che gli uomini e se non riesce a soddisfarsi si abbandona all’onanismo: è tale la sua dedizione alla pulsionalità che in molti racconti mitologici si parla di Pan e del suo rapporto con le ninfe che cerca di possedere. Così come il Dio, anche il panico arriva improvvisamente e in maniera apparentemente immotivata e può cambiare modo di manifestarsi, proprio come Pan. Il panico lascia una scia d’inquietudine e paura, che si mantiene sotto forma di timore e attesa continua che possa ricomparire (paura della paura). In realtà il Dio Pan non fa male a nessuno, ma è talmente imprevedibile e scatena reazioni così primitive e profonde che incontrarlo sulla propria strada non fa per niente piacere e chi l’ha sperimentato fa di tutto per non dargli una seconda possibilità. L’attacco di panico è un fenomeno apparentemente inspiegabile e sembra cogliere all’improvviso, senza nessuna causa apparente. I sintomi con i quali si manifesta sono tremore, aumento del battito cardiaco, secchezza delle fauci, senso di soffocamento, paura di morire, impazzire o di perdere il controllo. E’ un momento circoscritto e improvviso (il panico raramente dura più di mezz’ora) di ansia acuta, intensa paura e terrore, collegato alla sensazione di un pericolo mortale e da un senso di catastrofe imminente. E’ un’esperienza di dolore irragionevole e immotivato, che si esprime attraverso il corpo e lascia un senso di spossatezza, disorientamento, sgomento, paura di essere giudicati e disperazione. La funzione cognitiva può essere compromessa e, al tempo stesso, ci si può percepire come incapaci, folli e disfunzionali, creando un mix molto difficile da digerire. Il soggetto nel corso dell’attacco vive la perdita totale di controllo, ma al tempo stesso lotta disperatamente per riconquistarlo, generando uno scontro estenuante. A ben osservare, però, tutto quello che accade nel corso dell’attacco è illusorio: la paura di impazzire e la paura di morire non diventano realtà, ma la paura della paura inevitabilmente modifica gli atteggiamenti e le abitudini; chi sperimenta il panico da anni e ha imparato bene a conoscere il dio Pan, sa che non si muore e non si impazzisce e il controllo si perde solo momentaneamente a causa del grande spavento. Poi il panico si dissolve ma, come le ninfe dei boschi, si continua a sperimentare il timore che possa tornare in maniera inaspettata e imprevedibile. Spesso la paura del panico costringe le prede del Dio a vivere isolate piuttosto di rischiare di doverlo affrontare nuovamente, mettendo in atto il fenomeno dell’evitamento di luoghi specifici dove potrebbero incontrarlo e relazioni con persone e situazioni sconosciute perché potrebbero essere rappresentazioni del Dio che si presenta sotto mentite spoglie. Ma se il dio Pan rappresenta l’istinto in tutte le sue forme, dobbiamo chiederci se la sensazione di panico che si prova durante un attacco non riguarda proprio la paura, magari inconscia, di queste forze naturali che sono dentro di noi e che vogliamo tenere sotto controllo. Il tema del controllo, infatti, è sempre molto importante per chi soffre di attacchi di panico: chi è visitato improvvisamente dal dio Pan esprime spesso una modalità controllata di esistenza. Dalle narrazioni dei pazienti emerge che è proprio...

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Amore e coraggio

Posted by on nov 9, 2014 in News | 0 comments

Amore e coraggio

E’ comune ascoltare e percepire un senso di disagio nei confronti dell’amore, si tratta di un fenomeno trasversale, che condividono sia uomini che donne, tutte le classi sociali, vecchie e nuove generazioni. L’amore contemporaneo sembra aver lasciato per strada la passione naturale e l’espressione istintuale, diventando un luogo indefinibile di controllo e non abbandono, accidentato e pericoloso, una vera e propria selva oscura dalla quale è logico e di buon senso proteggersi e tutelarsi. Eppure, almeno sulla carta, in nessun’ altra epoca ci si è potuti esprimere liberamente come nella nostra nelle relazioni affettive. La liberazione sessuale e femminista dovrebbe aver creato le condizioni per consentire a tutti, uomini e donne, di esprimersi liberamente e senza imposizioni o forzature nei legami, l’evoluzione del costume e dei diritti civili dovrebbe aver spianato la strada alla realizzazione libera e sincera, consentendo la possibilità di scegliere relazioni autentiche e in grado di garantire l’individuazione, la libertà è la realizzazione di sé. L’esatto contrario dell’amore imposto, stereotipato, dovuto, preteso e vissuto come unica possibilità di progettare la propria esistenza. Ci si sente insicuri e spaventati dall’amore, lontani dall’esprimere con coraggio e determinazione sé stessi, le proprie pulsioni e i propri sentimenti, nascondendosi dietro passioni tiepide, che non vanno ne avanti ne indietro, ma garantiscono a chi le vive la protezione dall’ignoto e dall’imprevedibile, ma soprattutto dalla solitudine. Grandi romanzi, poeti, scrittori, narratori di ogni genere ci ricordano che l’amore è fortemente imparentato con il coraggio perché l’assioma di ogni amore, il punto dal quale ciascuna relazione affettiva parte è la resa, l’abbassamento delle difese e delle barriere di protezione per “lasciar passare” se stessi e l’altro e per favorire un’ideale fusione. E’ ovvio che ci voglia coraggio; se l’amore è passione e la passione è fuoco, è intelligente pensare che il fuoco possa bruciare, ma se esso rappresenta un istinto, qualcosa che fa parte della nostra naturale dotazione, possiamo anche pensare di essere naturalmente dotati delle forze che ci servono per gestirlo, coraggio compreso. Nelle nostre vite, però, ci troviamo a vivere relazioni asfittiche e sospese, senza progetti e futuro. Cosa ci manca? Si tratta forse del coraggio di accettare che la turbolenza fa parte dell’amore e che le nostre relazioni non possono esserne prive? Si tratta di vincere un conflitto tra il desiderio di vivere l’amore e la paura che ci spiani, che ci annulli? Quest’epoca liquida iper-razionale ci ha resi vulnerabili e stanchi, a volte abbiamo intravisto amori che non c’erano, altre volte abbiamo rinunciato e ci siamo arresi per paura di comprometterci troppo, altre volte ancora abbiamo trovato un caldo cantuccio in cui abbiamo atteso, atteso, atteso…. Trovare un’identità e un modo di essere nelle relazioni d’amore era molto più semplice fino ad una trentina di anni fa. In questo momento tutto sembra orientarci a progetti individuali, legati alla costruzione della propria strada, anche se osteggiata da mille fattori socio economici, in cui l’unica certezza è il guadagnarsi tutto da soli e, in questa logica, aderire ad una relazione può anche voler dire rinunciare ad una parte di sé faticosamente costruita e strutturata. Soprattutto in situazioni in cui le relazioni affettive, amorose e/o familiari, hanno generato grandi sofferenze è molto difficile rimettersi in gioco e ritrovare il coraggio. Il precariato amoroso produce, così, amori a tempo determinato e a progetto e sembra difficile trovare compromessi per raggiungere maggior stabilità, perché significa sperimentare l’audacia per rinunciare a una parte di sé, ma sempre in un clima d’ incertezza che qualsiasi temporale può scalfire. Viviamo situazioni complesse e complicate, si fa fatica a capire, a riconoscere e a riconoscersi in una relazione,...

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Gruppo gratuito di sostegno per donne che subiscono violenza

Posted by on nov 7, 2014 in News | 2 comments

Gruppo gratuito di sostegno per donne che subiscono violenza

Telefono Rosa, con il patrocinio del comune di Caprino V.se e dei comuni del Baldo Garda, offre la possibilità, a donne in difficoltà a causa di situazioni di subordinazione e violenza, sia familiare che sociale, di partecipare a gruppi di sostegno GRATUITI. Quando: il lunedì dalle 18.00 alle 19.30 – ogni 15 giorni Dove: Via Padre Camis, Caprino V.se Come partecipare: contattare la dott.ssa Paola Danieli al . 3273765738 oppure Telefono Rosa al n. 0458015831 L’avvio sarà preceduto da un incontro individuale....

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