Posts made in luglio, 2014

Amare un narcisista

Posted by on lug 27, 2014 in News | 0 comments

Amare un narcisista

Ciascuno di noi ha conosciuto una volta nella vita il proprio Narciso, o si è trovato coinvolto in una storia d’amore rocambolesca con lui. Narciso è colui che vive compiaciuto delle proprie imprese, che ama parlarne molto, che si tocca il muscolo “a tartaruga” per tastarne ancora una volta la perfezione, che si sistema il sopracciglio nello specchietto retrovisore, che scrive poesie alla sua lei per poter mostrare al mondo la sua competenza poetica e padronanza della lingua, che invia sms per sapere di sé (realmente accaduto: “Ciao, da quanto tempo non ti manco un po’?). Narciso è brillante e simpatico, sa stare in mezzo alla gente, è prestante, ama essere visto ma adora essere guardato, è spesso preso ad esempio. E’ ottimo amico di persone in vista, in grado di sostenere ed espandere la sua luce, ma non è altrettanto invidiabile averlo come amante, compagno, marito….Che fatica amare Narciso: sotto la patinata apparenza ha animo freddo, bugiardo, manipolatore e imbroglione. Ma perché è così facile cadere nella sua rete? All’ inizio di una relazione sa essere molto seduttivo, sexy ed eroticamente coinvolgente: ammalia immediatamente per i suoi modi eleganti, la sua bellezza, la sua classe, si presenta come il partner ideale, ma è qui che cominciano i problemi. Tutta questa prestanza e capacità performante potrebbe far pensare ad una grande attenzione da parte sua verso il prossimo, ma è un abbaglio. Il narcisista, quando seduce, fa l’amore, corteggia, lo fa per confermare le proprie qualità di grande seduttore. Tutto gira intorno a lui e se anche la sua donna vive del suo splendore, secondo Narciso e’ perchè ne ha estremo bisogno: egli pensa e si comporta come se lei lo ritenesse fondamentale e imprescindibile. Ama molto cambiare partner, le preferisce belle, semplici e che non diano troppe preoccupazioni. Tende, inoltre, ad avere più relazioni contemporaneamente. Il narcisista, d’altra parte, è orientato a soddisfare i propri bisogni e non è assolutamente in contatto con quelli degli altri: molti bisogni, molti partner. I narcisisti, poi, fanno soffrire molto nelle relazioni per il loro stile comunicativo ambiguo, orientato a rimanere all’interno di una o più relazioni (l’infedeltà esalta al massimo la possibilità di compiacersi delle proprie doti sessuali), ma mantenendo sempre le loro condizioni; il loro stile è centrato sul controllo del compagno o della compagna, pretendendo il massimo dell’attenzione e della dedizione, senza assumersi alcun impegno. Per massimizzare i risultati, approcciano persone con bassa autostima, orientate a dedicarsi completamente a loro e a regalare il   massimo dell’ammirazione. Mancando completamente di empatia, i narcisisti non sono interessati ad una relazione centrata sulla reciprocità, perché il vettore dell’attenzione, anche della propria, deve essere sempre orientato su di loro. Attenzione a quelle relazioni in cui i vostri bisogni rimangono inascoltati!...

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Cosa fare se una donna subisce violenza

Posted by on lug 23, 2014 in News | 2 comments

Cosa fare se una donna subisce violenza

Scrivo questo breve articolo pensando possano leggerlo sia le donne che subiscono violenza, sia coloro che osservano situazioni di violenza (vicini, amici, parenti). La violenza di cui parlo è quella domestica, agita da un uomo (marito, compagno, fidanzato o un ex) su una donna.   FATTORI CHE TRATTENGONO LE DONNE DAL LIBERARSI DALLA VIOLENZA:   Vergogna: le donne hanno subito situazioni così umilianti che considerano una ulteriore umiliazione confessare la propria condizione ad altre persone che vivono in una presunta condizione di “Mulino bianco”. Spesso provano colpa per la loro condizione. Ciclo della violenza: la situazione di violenza in famiglia non è mai uniforme ed alterna momenti di maltrattamenti fisici, economici, sessuali e psicologici a momenti di “luna di miele”. Questa situazione getta grande confusione sulla capacità delle donne di reagire; Camminare sulle uova: qualsiasi evento può essere potenzialmente catastrofico e trasformarsi in una tragedia, dalla pasta scotta, ai figli che urlano, alla camicia mal stirata. Le donne conducono una vita centrata esclusivamente sul controllo della situazione; Traumi: le situazioni traumatiche generano fisiologicamente confusione, offuscamento cognitivo e congelamento e molte donne maltrattate vivono in questa condizione che ritarda la loro emancipazione; Timore rispetto i propri figli. La paura che condividono quasi tutte le donne maltrattate è quella di perdere i propri figli, soprattutto perché generalmente questo argomento è il cavallo di battaglia del maltrattante. Per fortuna le donne vengono tutelate dai servizi e dalla legge e la possibilità che i figli vengano allontanati, malgrado le scarse possibilità economiche della madre o il suo stato di prostrazione e confusione, sono assolutamente remote. I figli sono spesso vittime di violenza assistita, che genera problemi analoghi a quella subita direttamente. I bambini stanno bene lontano dalla violenza; Paura di non farcela: anni di sottomissione e logorio psicologico minano alla base l’autostima, perciò le donne hanno perso la speranza di potersela cavare da sole; Paura: le donne temono un gesto estremo se si allontanano e questo protrae per anni, o per sempre, la loro sofferenza; Dipendenza economica: anni di maltrattamenti hanno condizionato la vita lavorativa, provocando, a volte, il licenziamento; Solitudine: le donne maltrattate sono quasi sempre sole e la solitudine genera isolamento psicologico, paura di non farcela, paura di sbagliare; Giustificare il loro compagno o marito: ha sofferto molto, ha avuto una vita infelice, una madre che non li ha amati, un padre assente e l’aspirazione delle donne è di liberarlo dalla sofferenza, dall’incantesimo del maleficio. Le donne sperano che il loro amore produca cambiamento sui loro compagni.   COSA FARE PER TUTELARSI E LIBERARSI DALLA VIOLENZA   Chiedere aiuto e sostegno e contrastare la solitudine è un ottimo punto di partenza. Spesso un punto di vista diverso dal proprio (amica, amico, parente, centro antiviolenza, psicologa) è molto utile per chiarirsi la situazione; Cercare informazioni su internet riguardanti i Centri Antiviolenza e le associazioni di volontariato della propria zona (Telefono Rosa o altre), oppure ricorrere al numero verde nazionale antiviolenza 1522 (gratuito), per chiedere informazioni. I centri antiviolenza e le associazioni di volontariato offrono generalmente consulenza legale gratuita e sostegno psicologico, sempre gratuito. Referto e denuncia: quando si subisce una situazione di maltrattamento fisico o psicologico è fondamentale farsi refertare al Pronto Soccorso più vicino, dichiarando la violenza subita, che verrà così scritta “nero su bianco”. Non solo le percosse, ma anche stati d’ansia e di confusione possono essere refertati. Entro 90 gg le donne possono decidere se sporgere o meno denuncia (180 gg. in caso di stalking e violenza sessuale). L’ospedale presso il quale ci si rivolge procederà d’ufficio alla denuncia della situazione solo per una prognosi superiore ai 20 giorni,...

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Come proteggersi dallo stalking o da una relazione indesiderata

Posted by on lug 8, 2014 in News | 0 comments

Come proteggersi dallo stalking o da una relazione indesiderata

Si è vittime di stalking quando qualcuno agisce nei nostri confronti in maniera molesta attraverso telefonate, minacce, lettere, controlli, regali, scritte. A volte gli atti persecutori non sono così frequenti o gravi da configuarsi come stalking, ma risultano comunque fuori luogo, fastidiosi e indesiderati. Lo stalker o colui che tenta di stabilire o ristabilire una relazione può essere una persona sconosciuta, un ex o una ex, un conoscente che tenta di allacciare un contatto, oppure di vendicarsi di qualche torto subito. Come difendersi, dunque, dallo stalker o da una persona che ci molesta e ci sottopone a continue sollecitazioni per proporsi alla nostra attenzione e per recarci deliberatamente disturbo? Le condotte più gravi possono essere segnalate alla Polizia perché possono configurarsi nel reato di stalking, previsto e punito dall’ art. 612 bis del Codice Penale. Le vittime si possono anche rivolgere al Centro Antiviolenza della propria città, oppure ad associazioni di volontariato che sono attive anche a livello locale, come ad esempio Telefono Rosa. Esistono però delle condotte specifiche legate alla possibilità soggettiva di disincentivare lo stalker, oppure colui o colei che agisce in maniera molesta. Quando un comportamento viene regolarmente rinforzato, cioè premiato, si avrà la tendenza a riproporre quel comportamento (rinforzo semplice); quando un certo comportamento viene premiato una volta ogni tanto (rinforzo intermittente), l’apprendimento sarà ancora maggiore e tale comportamento verrà conservato più a lungo. In altre parole, se una vittima risponde al suo stalker e alle sue provocazioni, lo stalker continuerà a chiamarla/o, ma ciò accadrà anche se la vittima dovesse rispondere anche solo una volta ogni tanto. Il rinforzo intermittente (rispondere una volta ogni tanto) ha un potere di gran lunga superiore a quello del rinforzo continuo: mantiene il comportamento nel tempo. Quindi: non rispondere MAI ai comportamenti molesti perché la vostra risposta rinforzerebbe i comportamenti dello stalker o dell’amante respinto, che manterrà il suo comportamento nel tempo. Questo è molto importante perché le vittime di molestie e stalking si sentono in una posizione di totale passività; l’assenza di una loro risposta o reazione le renderebbe nuovamente potenti e attive e contribuirebbe a migliorare la situazione....

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Come riconoscere una relazione maltrattante

Posted by on lug 4, 2014 in News | 9 comments

Come riconoscere una relazione maltrattante

Quasi ogni giorno, purtroppo, la cronaca ci informa sui casi più gravi di femminicidio e di violenza sulle donne. Dietro i fatti clamorosi ce ne sono migliaia di subdoli e meno rumorosi, ma sicuramente dolorosi e potenzialmente pericolosi. Come mai, malgrado lo stillicidio quotidiano tutte noi non ci ribelliamo e non ci allontaniamo da situazioni che di amore non sono? Come mai quando accade una strage familiare puntualmente il vicino di casa dichiara che l’omicida era un buon padre di famiglia e che il suo comportamento era normale? Le stragi esplodono improvvisamente? E’ davvero possibile che all’improvviso un uomo ammazzi la moglie o stermini la sua famiglia? Per affrontare seriamente il fenomeno e per dare strumenti di lettura e di prevenzione alle donne è necessario metterle in guardia rispetto al fatto che generalmente sono loro stesse a ignorare i segnali predittivi della violenza perché la sottovalutano, non sono in grado di riconoscerla e la vivono come un fenomeno lontano. Riconoscere la violenza ha una doppia valenza, che ha a che fare sia con il distinguere i gesti di amore e affetto da quelli violenti, sia il riconoscere a sé stesse di essere incappate in una relazione violenta. A volte le donne muoiono senza mai aver confessato il loro dramma. Quasi mai la violenza esplode improvvisamente, ma si manifesta in maniera progressiva a partire dalle prime fasi della relazione affettiva. Il problema è che alcune situazioni, nel momento in cui si manifestano non vengono lette come strane e poco compatibili con l’amore autentico, ma vengono confuse come vere e proprie“prove d’amore”. Più il bisogno di amore è elevato, tanto è più facile travisare quanto succede e leggere come affetto travolgente situazioni di controllo, abuso di potere e di condizionamento negativo. La presa di coscienza avviene spesso solo a posteriori, compiendo anche una rilettura a ritroso della propria storia sentimentale. Quello che segue è un vero e proprio elenco di situazioni a rischio che si possono presentare all’inizio di una storia d’amore e che ci danno dei segnali di pericolo:   Il desiderio da parte di lui di coinvolgersi velocemente nella relazione, facendo richieste improprie per l’”età” di quella relazione (convivenza, matrimonio, figli); L’esagerata e irragionevole gelosia: lui non riesce a tollerare che lei possa avere relazioni di qualsiasi genere, sia con uomini che con donne e mal tollera che possa frequentare ambienti nei quali lui non è coinvolto; Rifiuto di rompere la relazione malgrado non funzioni: non vuole essere lasciato e propone continui “nuovi tentativi” e “lune di miele”; Non vuole essere lasciato solo: lui ama talmente tanto da non riuscire a stare lontano da lei; Telefonate continue e bisogno di controllo: lui ama così tanto da aver bisogno di sentire spesso la voce di lei; Richiesta di una relazione esclusiva: lui non vuole che lei frequenti parenti e amici, la vuole tutta per sé e sarebbe questo segno di un grande amore; Passione per le armi o necessità di averle in casa; Rompere oggetti nei momenti d’ira; Minacciare di suicidio se lasciati. Questa condizione paralizza le donne e le rende inattive per anni; Insultare pubblicamente la propria compagna; Parlare male della famiglia di lei; Usare toni intimidatori per imporre la sua volontà; Alzare le mani: neppure una sberla dovrebbe essere tollerata!   Non mi stancherò mai di dire che la violenza va nominata, vanno citate cioè le banali situazioni di violenza perché le donne siano in grado di riconoscerla anche se in una condizione di dipendenza e confusione. Le relazioni che nascono già all’insegna della violenza e del controllo hanno poche speranze di cambiare....

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Che cos’è la psicoterapia?

Posted by on lug 4, 2014 in News | 0 comments

Che cos’è la psicoterapia?

Milton Erikson è uno dei più importanti psicoterapeuti e ipnoterapeuti del novecento ed amava raccontare ai suoi pazienti e allievi questa storiella per spiegare che cos’è un percorso psicoterapeutico, a che cosa conduce, quanto dura e in che cosa consiste:   “UN GIORNO STAVO TORNANDO A CASA da scuola, quando un cavallo che era scappato, con le redini sulla groppa, superò un gruppo di noi ed entrò nel campo di un contadino alla ricerca di un po’ di acqua da bere. Sudava abbondantemente, e il contadino non l’aveva visto, cosicché lo catturammo noi. Io saltai in groppa al cavallo e, visto che aveva le briglie, presi in mano le redini e dissi:”Hop! Hop!”, INDIRIZZANDOLO VERSO LA STRADA. Sapevo che il cavallo avrebbe girato nella direzione giusta. E il cavallo si mise a trottare e a galoppare lungo la strada. Ogni tanto SI SCORDAVA DI ESSERE SULLA STRADA e si buttava in qualche campo, allora io gli davo una scrollatina e RICHIAMAVO LA SUA ATTENZIONE sul fatto che era sulla strada che DOVEVA stare. E alla fine, a circa 6 chilometri da dove gli ero salito in groppa, si infilò nel recinto di una fattoria e il contadino disse: ”Dunque è così che è tornato quello scemo. Ma dove l’hai trovato?”, e io dissi:” A circa sei chilometri da qui”. “E come hai fatto a sapere che dovevi venire QUI?”. ”Io non lo sapevo”, risposi io, “Lo sapeva il CAVALLO. Io non ho fatto altro che MANTENERE LA SUA ATTENZIONE SULLA STRADA”.   La psicoterapia aiuta il paziente a trovare la propria strada, ma nessun psicoterapeuta conosce la destinazione finale o la distanza della meta, il suo ruolo consiste nell’accompagnare il paziente e nel tenerlo vigile per consentirgli di tornare a CASA....

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